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Redster, il nuovo scarpone Atomic in carbonio in anterprima per Neveitalia

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Federico Casnati

Scarponi

Redster, il nuovo scarpone Atomic in carbonio in anterprima per Neveitalia

Atomic Redster è il primo scarpone da sci costruito in serie con una parte in carbonio. Il team di testatori Neveitalia lo ha provato in anteprima a Pampeago, durante le giornate che il Pool Sci Italia ha dedicato alla stampa specializzata nel mese di Aprile. Oltre a dirvi come si comporta vi spieghiamo anche come è stato costruito in uno speciale in due parti.

Lo scarpone Atomic da quando è sul mercato riceve sempre molte attenzioni dagli acquirenti, il progetto tuttavia è rimasto quasi immutato per 4-5 anni, salvo alcune migliorie alle durezze delle plastiche e l'introduzione del booster strap.

Atomic per mettere mano ad un prodotto tanto riuscito aveva quindi bisogno di vere novità, e così è stato.
Le modifiche riguardano ogni aspetto dello scarpone, ma le più interessanti si concentrano sullo scafo, realizzato con nuovi stampi e nuove mescole.

Ciò che balza all'occhio è l'utilizzo del carbonio nella zona posteriore.
Il carbonio è noto per le sue caratteristiche di leggerezza e di durezza, ma è anche un elemento difficilmente lavorabile e soprattutto è difficile da accoppiare ad altri materiali. Per questo Atomic ha realizzato un PVC nuovo: le plastiche con cui sono realizzati gli scarponi Redster infatti trasmettono da sole più di 200 Nm di energia rispetto ai 60-70 Nm delle plastiche normali, incluse le plastiche precedenti del marchio austriaco. Con questo accorgimento e soprattutto grazie alla nuova mescola i tecnici sono riusciti a incollare e fondere le fibre di carbonio al PVC e a lavorare il carbonio stesso, dando la forma dello scarpone. Le nuove mescole e il supporto in carbonio fanno si che la parte posteriore dello scarpone sia rapidissima a trasmettere gli impulsi: oltre quattro volte quanto hanno ottenuto con le nuove plastiche.
Questo si riflette anche sul peso dello scarpone, non abbiamo i dati ufficiali, ma rispetto al precedente ( che a parere di chi scrive era troppo pesante rispetto ad alcuni concorrenti) il peso sembra diminuito, tanto da accorgersene sia sollevando con le mani lo scarpone sia indossandolo.

Anche la suola è stata rinnovata, adesso lo scarpone appoggia di più sul retro del piede che sull'anteriore, per permettere una gestione della sciata migliore. È stato infatti accorciata la parte anteriore e allungata la zona del tacco.

L'altra grande novità dello scarpone è il design interno: il piede va ad alloggiare in una parte di scafo intercambiabile (che vedete nella foto a lato, nello stand Atomic a Prowinter). All'interno dello scafo infatti è possibile posizionare tre diversi sottopiedi, di diverse mescole: una morbida per le discipline veloci, una media per tutti i giorni e una rigida per assicurare la massima trasmissione dell'impulso, come serve per lo slalom speciale.
Ovviamente le tre zeppe non si sovrappongono: se ne inserisce una alla volta, molto facilmente, e si blocca con una chiave a vite sul tallone. Successivamente si andrà a inserire la classica zeppa su cui appoggia il piede e la scarpetta interna.

I volumi della pianta sono poi stati ridisegnati, ed è l'aspetto che più si avverte appena calzato.
Lo scafo infatti, pur mantenendo una larghezza della pianta di 95 millimetri (in linea con tutti gli scarponi gara), sale dalla base della suola ai ganci in maniera meno verticale ma leggermente più bombata, in modo da mantenere la larghezza di appoggio a 95 millimetri e di non comprimere la pianta del piede, permettendole di appoggiarsi in modo naturale e non arcuarsi.

La calzata è molto confortevole, merito anche di una scarpetta ben imbottita sulla linguetta, si evita quasi al 100% quel fastidioso sfregare del piede sulle pieghe delle plastiche, sia nell'infilare lo scarpone che nello sfilarlo.
Questo aspetto è quello che più colpirà tutti voi nelle prove a secco nei negozi, perché subito si nota una sensazione di ariosità mai provata in uno scarpone race. Tanto arioso che il numero che si è soliti adottare risulta nella maggior parte dei casi eccessivo, anche a chi è di pianta larga. Questo vorrà dire due cose: alcuni entreranno comodamente nel numero usato senza far modifiche di sorta, quando prima dovevano allargarlo e allungarlo. Altri invece dovranno passare al numero inferiore, dovendo tuttavia adottare alcuni accorgimenti e fresature.
Seppur molto comodo il Redster 130 della nostra prova, si fa sentire nei classici punti Atomic, ossia nella zona del malleolo esterno, sul fianco interno del piede a metà scafo (praticamente sotto il secondo gancio) e qualche fastidio leggero anche nella zona del tallone.

Ma per la prova in pista vi rimandiamo al prossimo articolo!

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Approfondimenti

Atomic Redster 130

9 foto, ultima del Domenica 29 Aprile 2012