Il medico del caso Johaug ha lavorato per 8 anni per Pfizer, produttore del Trofodermin

Il medico del caso Johaug ha lavorato per 8 anni per Pfizer, produttore del Trofodermin
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Il medico del caso Johaug ha lavorato per 8 anni per Pfizer, produttore del Trofodermin

Aftonbladet, quotidiano svedese di Stoccolma, ha pubblicato sul suo sito web una notizia che potrebbe sollevare un ulteriore polverone intorno al caso Johaug.

L’articolo evidenzia infatti come Fredrik Bendiksen, il medico che avrebbe acquistato il Trofodermin a Livigno e lo avrebbe prescritto all’atleta, abbia lavorato per otto anni per la compagnia farmaceutica Pfizer, colosso americano produttore della crema in questione. Bendiksen ne è stato “Medical Director” tra il 1995 e il 2000 e “Country Manager” dal 2000 al 2003.
Il giornale sembra gettare dunque dubbi sul fatto che Bendiksen potesse non essere a conoscenza del pericolo a cui esponeva Johaug prescrivendole il farmaco. Il medico aveva affermato in conferenza stampa di essersi preoccupato soltanto di verificare la presenza delle sostanze necessarie a guarire la scottatura alle labbra dell’atleta.
Secondo Aftonbladet e altri siti che hanno ripreso la notizia, il dato – peraltro non segreto, e visibile anzi sul profilo linkedin dello stesso dottor Bendiksen – sembra quindi indebolire la tesi difensiva di Johaug. Con somma gioia degli stessi media svedesi, che sembrano quasi rallegrarsi del caso, dando risalto a numerose voci scettiche circa la credibilità della ricostruzione norvegese e alle previsioni più catastrofiste in merito alle sanzioni che potrebbero attendere la due volte vincitrice della sfera di cristallo.
Proprio dalla Svezia è però arrivata un'analisi di segno opposto, da parte dell’ex biathleta Björn Ferry. Quest'ultimo ha messo in guardia dalle conseguenze che il caso potrebbe avere anche sul suo paese: “Atlete come Kowalczyk e Saarinen sono felici della notizia. In Russia anche peggio. Tutto questo ha un impatto anche sulla percezione all’estero della Svezia”.
L’olimpionico di Vancouver ha così elaborato il concetto: “In generale, si pensa alla Norvegia e alla Svezia come due dei paesi più convinti nella lotta al doping. Sono quelli che invocano pene più severe. Qualcuno si sente toccato da questi discorsi, e così, quando ad essere trovato positivo è un atleta di uno di questi due paesi, sembra che gli altri ne gioiscano. È come se dicessero: “Vedete? Non siete meglio di noi”. Quando si verifica un caso come quello di Johaug, la credibilità di tutti coloro che combattono il doping ne risente. È come se un politico stimato venisse trovato colpevole di avere evaso le tasse o di un omicidio: a risentirne non sarebbe solo lui, ma l’intera classe politica”.
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