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Aftonbladet, quotidiano svedese di Stoccolma, ha pubblicato sul suo sito web una notizia che potrebbe sollevare un ulteriore polverone intorno al caso Johaug.
Lunedì 17 Ottobre 2016 5 minuti di lettura
L’articolo evidenzia infatti come Fredrik Bendiksen, il medico che avrebbe acquistato il Trofodermin a Livigno e lo avrebbe prescritto all’atleta, abbia lavorato per otto anni per la compagnia farmaceutica Pfizer, colosso americano produttore della crema in questione. Bendiksen ne è stato “Medical Director” tra il 1995 e il 2000 e “Country Manager” dal 2000 al 2003.
Il giornale sembra gettare dunque dubbi sul fatto che Bendiksen potesse non essere a conoscenza del pericolo a cui esponeva Johaug prescrivendole il farmaco. Il medico aveva affermato in conferenza stampa di essersi preoccupato soltanto di verificare la presenza delle sostanze necessarie a guarire la scottatura alle labbra dell’atleta.
Secondo Aftonbladet e altri siti che hanno ripreso la notizia, il dato – peraltro non segreto, e visibile anzi sul profilo linkedin dello stesso dottor Bendiksen – sembra quindi indebolire la tesi difensiva di Johaug. Con somma gioia degli stessi media svedesi, che sembrano quasi rallegrarsi del caso, dando risalto a numerose voci scettiche circa la credibilità della ricostruzione norvegese e alle previsioni più catastrofiste in merito alle sanzioni che potrebbero attendere la due volte vincitrice della sfera di cristallo.
Proprio dalla Svezia è però arrivata un'analisi di segno opposto, da parte dell’ex biathleta Björn Ferry. Quest'ultimo ha messo in guardia dalle conseguenze che il caso potrebbe avere anche sul suo paese: “Atlete come Kowalczyk e Saarinen sono felici della notizia. In Russia anche peggio. Tutto questo ha un impatto anche sulla percezione all’estero della Svezia”.
L’olimpionico di Vancouver ha così elaborato il concetto: “In generale, si pensa alla Norvegia e alla Svezia come due dei paesi più convinti nella lotta al doping. Sono quelli che invocano pene più severe. Qualcuno si sente toccato da questi discorsi, e così, quando ad essere trovato positivo è un atleta di uno di questi due paesi, sembra che gli altri ne gioiscano. È come se dicessero: “Vedete? Non siete meglio di noi”. Quando si verifica un caso come quello di Johaug, la credibilità di tutti coloro che combattono il doping ne risente. È come se un politico stimato venisse trovato colpevole di avere evaso le tasse o di un omicidio: a risentirne non sarebbe solo lui, ma l’intera classe politica”.
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Matteo Novarini© RIPRODUZIONE RISERVATA
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