Tra le stelle della "Generazione Z" ci sono due azzurri da sogno, Franzoni e Trocker: l'ultima stagione ci ha detto che...

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Tra le stelle della "Generazione Z" ci sono due azzurri da sogno, Franzoni e Trocker: l'ultima stagione ci ha detto che...

La Federazione Internazionale ha dedicato un focus ai talenti emergenti che già hanno ottenuto qualcosa di importante in Coppa del Mondo: spicca su tutti il bresciano, con i primi due successi e l'argento olimpico in discesa, ma la classe 2008 altoatesina ha vissuto un inverno folle e nel 2026/27 farà già paura a molte. Da Malorie Blanc che si è sbloccata ai podi in serie di Eduard Hallberg, passando per Elezi Cannaferina e le sorelle Bocock, il futuro è già qui.

Un bel focus sui giovani, anche se con i dovuti distinguo visto che all’interno della “Generazione Z”, ci sono storie anche parecchio lontane, pure in termini di età, tra di loro.

La FIS ha esaminato cosa ci ha dato, in termini di futuro, la stagione 2025/26 ed emergono aspetti interessanti partendo, fortunatamente per la proiezione dello sci italiano ai prossimi anni, due azzurri tra le stelle emergenti; Giovanni Franzoni, su tutti, ha rappresentato il vero talento esploso definitivamente nell’ultimo inverno, lui che dichiarava come ad inizio stagione sarebbe stato “soddisfatto di entrare nei primi 30 della WCSL in discesa e magari con un podio in super-g”. Quel risultato nella sua specialità preferita, e nella quale già aveva accarezzato quell’obiettivo, è arrivata ben presto e su una pista sulla carta poco gradita come la Saslong, salendo sul podio nel super-g in Val Gardena, ma soprattutto da gennaio è stato un crescendo folle quello del classe 2001 di Manerba del Garda, vincente a Wengen e poi nella gara simbolo per eccellenza, la discesa di Kitzbuehel, prima dell’argento olimpico nella disciplina regina e sfiorando la top-3 finale nelle due classifiche delle specialità veloci.

Marzo, anche se già a dicembre aveva vinto clamorosamente nella prima trasferta in Nor-Am Cup prima di debuttare in Coppa del Mondo e pure alle Olimpiadi, è stato invece il mese di Anna Trocker: nell’arco di pochi giorni, la classe 2008 cresciuta nel Seiser Alm ha vinto, all’esordio nella rassegna iridata giovanile, due titoli mondiali juniores (e un argento nella team combined) a Narvik, dominando in maniera paurosa gigante e slalom, garantendosi le finali di CdM nelle discipline tecniche dove ha centrato due top ten altrettanto straordinarie, sino ad un’altra doppietta, quella di tricolori Assoluti a Sestriere.

Oltre all’Italia, può sorridere anche la Finlandia perché ha ritrovato uno slalomista strepitoso che risponde al nome di Eduard Hallberg: classe 2003, quasi vent’anni dopo aver dichiarato da bambino, come ha raccontato la sua famiglia, che “un giorno diventerò come il mio idolo Kalle Palander”, alla prima stagionale ha riportato il suo paese sul podio proprio nella gara di casa, lo slalom di Levi, per poi ripetersi con la 2^ piazza nella notte di Campiglio, dopo aver concluso per la prima volta al comando una manche d’apertura, e con la 3^ alle finali di Hafjell.

Gli manca solo la vittoria, che invece è arrivata quest’anno con ventidue primavere alle spalle per Malorie Blanc: una favola, per la velocista vallesana, visto che il trionfo (dopo una stagione per la verità non semplicissima, condita solo in avvio dal 6° posto a St. Moritz, lei che invece aveva già colto un podio clamoroso al debutto in discesa, nel gennaio 2025 a St. Anton ad un soffio da Brignone, ndr) è giunto sulle nevi di casa, nel super-g di Crans-Montana, poche settimane dopo il dramma della notte di San Silvestro e sulla pista, quella del Mont Lachaux, dove Malorie si distrusse il ginocchio sinistro nel febbraio 2024, pochi giorni dopo aver dominato i campionati del mondo jr.

Ci sono poi le sorelle Bocock, per il ricambio generazionale in casa USA: Elisabeth, classe 2005, ha chiuso terza nel gigante iridato juniores stravinto da Trocker, ma soprattutto ha colto tre top 20 nei giganti di CdM, lei che fu già 14esima ad Are nel marzo 2025, migliorando il suo best con il 12° posto di San Vigilio di Marebbe.

La sorella Mary (2003), invece, sta crescendo nella velocità e ha portato a casa sei piazzamenti in top 25 in super-g, guadagnandosi per la prima volta le finali oltre a debuttare ai Giochi Olimpici. E la rassegna a cinque cerchi di casa, quella di Salt Lake City 2034, diventerà un grandissimo obiettivo per entrambe che sono nate nella città dello Utah.

Ha soli vent’anni Cornelia Oehlund, ma è sulla breccia dello slalom già da parecchio e in avvio di 2025 ha prima colto una top 5 strepitosa a Sestriere, nel giorno della 100esima perla di Shiffrin, poi subito dopo e sempre su nevi italiane, quelle di Tarvisio, ha vinto il titolo mondiale jr; la specialista svedese, che per la verità vuole crescere anche in gigante, quest’anno è stata costante ad ottimi livelli, con tre top ten e una grande chance olimpica svanita anche per sfortuna, in quella 2^ manche di Cortina (sempre il nostro paese nel suo destino…), quando era terza dopo la 1^ manche e sembrava lanciatissima verso la medaglia, poi andata alla connazionale Swenn Larsson.

Una sua coetanea, l’elvetica Sue Piller, ha invece fatto benissimo in gigante: la classe 2005 ha chiuso 6^ a Spindleruv Mlyn per la prima top ten nel massimo circuito, arrivata anche per la connazionale Stefanie Grob, polivalente che ha dominato la scena a livello jr negli scorsi anni e, oltre a sfiorare la Coppa Europa generale andata poi ad Alice Pazzaglia (che la FIS non ha inserito nel suo focus, ma che aggiungiamo ben volentieri visto che la classe 2002 pisana ha fatto davvero il salto di qualità e anche in CdM, specialmente nelle prime gare stagionali, ha fatto vedere ottime cose), ha terminato 10^ nel super-g in Val di Fassa, andando a punti pure in discesa e gigante.

Seppur rallentata a più riprese da guai fisici, Dzenifera Germane sembra davvero pronta ad esplodere: la slalomista lettone, classe 2003, si è presa quattro top-ten con il best, per colei che fu campionessa del mondo juniores nel 2024, del 6° posto di Are a marzo.

Tornando agli Stati Uniti, ecco Allison Mollin (che è una 2004 e nella velocità è raro vedere una specialista così costante) bravissima a centrare sempre la zona punti nelle otto discese stagionali (il miglior risultato in gara-1 a Passo San Pellegrino, 13^) prima delle finali, dove ha terminato 18^, ma pure la slalomgigantista e coetanea di Mollin, Liv Moritz, gran 13^ a Spindleruv Mlyn tra i pali stretti, senza dimenticare la gemella Kjersti che promette davvero bene.

Ancora casa Italia con Emilia Mondinelli, alle prime top 20 per la ventunenne (domani saranno 22 candeline spente, auguri in anticipo) nativa della Valsesia che ha terminato 17^ ad Are, due anni dopo essersi rotta il crociato per una crescita rallentata quando la piemontese, poco prima, aveva già mostrato una crescita importante in Coppa Europa.

Torniamo agli uomini? La Francia potrebbe aver trovato un gioiellino con Alban Elezi Cannaferina, che pure in velocità ha mostrato un livello strepitoso e in gigante si è regalato un podio da stropicciarsi gli occhi nella night race di Schladming. Per non parlare della Norvegia, che continua a proporre talenti e si ritrova con Eirik Hystad Solberg (2002) e Oscar Andreas Sandvik (che è un 2004): il primo ha ottenuto tre piazzamenti in top ten negli slalom tra cui un 5° posto a Madonna di Campiglio, il secondo in top five a Val d’Isère.

Il loro compagno Atle Lie McGrath, che sembra un veterano ma è pur sempre un classe 2000, ha aperto la strada per certi versi, assieme al “gemello” Lucas Pinheiro Braathen, alla “Generazione Z” e conquistato, dopo l’enorme delusione olimpica, la sfera di cristallo in slalom. Dovrà stare attento pure lui ai fenomeni in arrivo…

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