Paolo De Chiesa commuove a "Verissimo": dal dramma del '78 agli amici della Valanga Azzurra. "Sono un uomo fortunato"

Foto di Redazione
Info foto

Paolo Luconi

Sci Alpinol'intervista

Paolo De Chiesa commuove a "Verissimo": dal dramma del '78 agli amici della Valanga Azzurra. "Sono un uomo fortunato"

La voce dello sci è stato ospite della trasmissione di Silvia Toffanin, negli studi di Canale 5: da brividi il racconto di quello sparo che gli cambiò la vita e che ha svelato solo un anno e mezzo fa, "grazie a Giovanni Veronesi e al film sulla Valanga Azzurra, è lì che ho deciso di parlarne". Da Gros ai messaggi di Thoeni e del fratello Alberto (semplicemente meraviglioso).

Commosso e commovente, in un quarto d’ora di apparizione negli studi di “Verissimo”, l’appuntamento del week-end di Canale 5 condotta da Silvia Toffanin che ha accolto, nella puntata andata in onda sabato pomeriggio, un grande come Paolo De Chiesa.

Colui che dagli anni ’90 è il simbolo degli opinionisti del grande sci e che siamo onorati di avere da anni come voce tecnica di NEVEITALIA con il suo “Ghiaccio Verde”, si è aperto nel corso della trasmissione di Mediaset tornando su quel drammatico episodio che gli ha stravolto la vita, ormai 48 anni fa.

Paolo lo racconta bene anche nel suo splendido libro, “Ho sfiorato il cielo”; era il 1978, a 22 anni un colpo di pistola in volto, uno sparo esploso dalla sua fidanzata dell’epoca, lo portò nel baratro, tenendolo lontano per anni dal suo amato sci, lui che appena diciottenne, in quel magico 17 dicembre 1974 della prima vittoria di Ingemar Stenmark sul Canalone Miramonti per la 3Tre di Madonna di Campiglio, colse già un podio da sogno.

“Ero andato a trovare la mia ragazza a casa di amici in Brianza, poi arrivò questa persona che estrasse una pistola dalla fondina – comincia così il racconto di De Chiesa – Facevo già parte delle Fiamme Gialle, gli dissi subito di metterla via, mentre la prese in mano la mia fidanzata e, proprio in quell’istante, mi voltai sentendo la voce della padrona di casa. Lei sparò e fu una scena drammatica; portavo avanti gli studi di Medicina mentre sciavo, in quel momento sapevo che sarei morto in pochi secondi.

Quando ho ricominciato a respirare, sono saltato in macchina, accompagnato dalla signora padrona di casa, per andare in ospedale distante un quarto d’ora. Mi hanno addormentato e da quel momento non ricordo più niente, solo che dal giorno dopo è cominciato il mio calvario; non sono più stato quello di prima, ho perso 12 kg, non parlavo e non uscivo di casa. Un inferno, poi mi sono detto che così non si poteva più vivere, dovevo tornare a sciare e dopo 3 anni sono anche tornato sul podio, ne ho fatti ancora tanti prima di smettere. Era una sfida impossibile con me stesso, l’ho vinta”.

Come si è comportata quella donna che gli sparò? “Per lei è stato solo un incidente, se penso che oltre vent’anni dopo rividi per caso, in un parcheggio, l’uomo che portò quella pistola e mi disse solo “in fondo non è successo niente”. Io ho coperto tutti, nessuno è andato in galera perché dissi, al commissario presente in ospedale, che era partito un colpo pulendo l’arma.

Lui non credette a quella mia versione, poi disse che erano arrivati ordini dall’alto e andava bene così. E’ stato insabbiato tutto, ma le conseguenze le ho pagate solo io”.

Raccontai che avrei smesso di sciare per esaurimento nervoso, ho sbagliato a tenermi dentro questo peso ed è stato molto difficile vivere una sorta di doppia vita, facendo finta di niente. Perché l’ho svelato dopo quasi 50 anni? La verità è che quando abbiamo realizzato il film sulla Valanga Azzurra (uscito alla fine del 2024, ndr), con il regista Giovanni Veronesi abbiamo cominciato a parlare delle tragedie vissute dalla nostra squadra e mi è venuto naturale, un giorno seduti in un bosco mentre registravamo, aprirmi su questo. Poi è arrivato il libro e quelli che mi conoscono ora sanno di questa storia.

Ai miei figli l’ho detto quando sono cresciuti”.

Nel corso dell’ospitata di Paolo a “Verissimo”, è stato trasmesso un messaggio-video di Gustavo Thoeni che, in poche semplici parole, ha racchiuso il suo splendido rapporto con l’ex compagno di nazionale. “Questo è tanto forte per me, Gustavo è diventato un mio caro amico ma prima di tutto era un idolo. Sgranavo gli occhi da bambino vedendolo sciare, solo il pensiero di poterlo conoscere era un sogno.

Dopo tutti questi anni, avere un legame così forte, anche se ci vediamo solo un paio di volte all’anno… le sue parole sono un regalo.

Io lo dico sempre, la Valanga Azzurra erano Thoeni e Gros: io facevo parte di quella squadra, ma tutti noi eravamo un corollario, bravissimi ma non campioni come loro”.

In studio si è parlato della famiglia, di “mamma che sciava quando era in gravidanza, a 7 anni ha scalato il Monviso e a 14 il Cervino, io adoro l’alpinismo ma ho paura perché soffro di vertigini”, e arriva il saluto del fratello Alberto, tramite uno splendido video che commuove Paolo e gli fa solo dire che “sono un uomo fortunato”: “Io ho provato a gareggiare con modesti risultati, tu eri invincibile – le parole di Alberto De Chiesa – E’ stato incredibile vederti tra i miti della Valanga Azzurra, purtroppo c’è anche il ricordo di quel maledetto incidente dell’autunno 1978, perché vedere il nostro supereroe svuotato è stato impressionante.

Non hai mollato dopo tanta inattività e, da 35 anni, racconti a tutta Italia lo sci con passione ed entusiasmo. Continua così, hai ancora un futuro radioso”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Consensi sui social