Interessante focus della FIS dando voce al preparatore trentino, che avevamo intervistato pochi mesi fa su NEVEITALIA nel pieno del recupero di Federica Brignone e guida le atlete élite dell'Italdonne, e a quello spagnolo che, dopo l'esperienza con Gut-Behrami, è il riferimento per Odermatt e compagni. "L'atleta va compreso a fondo, non solo attraverso i test fisici", analizza Scarian. "Il feedback dei ragazzi resta la cosa più importante", aggiunge Hervas.
Da una parte Luca Scarian, preparatore fiemmese che da anni segue le atlete top della “Valanga Rosa” che sta conquistando vittorie in CdM, sfere di cristallo e medaglie olimpiche, dall’altra Alejo Hervas, preparatore spagnolo che dal 2024 non lavora più con Lara Gut-Behrami, proprio dopo la seconda Coppa del Mondo conquistata dalla fuoriclasse ticinese, ed è il riferimento del team maschile svizzero capitanato da Marco Odermatt.
La FIS ha dedicato loro un focus sull’allenamento a secco, gestito da due preparatori top a livello mondiale per esigenze differenti, ma con un principio comune: questa tipologia di lavoro si è evoluta dal semplice miglioramento della forma fisica ad un sistema integrato di preparazione atletica, concepito per permettere agli atleti di unire alle esigenze fisiche quelle mentali delle competizioni di alto livello.
Per molti anni, la preparazione a secco consisteva principalmente in un allenamento di base volto a rendere gli atleti più forti e in forma; oggi, grazie ai notevoli progressi in termini di conoscenze e competenze dei professionisti del settore, questi ultimi pongono maggiore attenzione sullo sviluppo, in modo più individualizzato, delle qualità fisiche che permettono a ciascun atleta di esprimersi al meglio sugli sci.
Scarian, che avevamo intervistato QUI su NEVEITALIA pochi mesi fa, nella fase finale del leggendario recupero di Federica Brignone, con la quale il preparatore trentino ha lavorato per mesi, seguendo altresì il lavoro di Bassino (pochi mesi dopo Fede, purtroppo costretta a sua volta alla riabilitazione e riatletizzazione post infortunio) ma anche quello di Goggia all’interno del gruppo élite, che nel 2026/27 conterà anche su Laura Pirovano, ritiene che la preparazione fisica debba integrare lo sci, pur rimanendo un ambito di sviluppo distinto.
La sua filosofia si basa sullo sviluppo della forza, del consumo di ossigeno, della stabilità del tronco e di schemi motori efficienti. Soprattutto, il primo passo è garantire che l’atleta sia fisicamente sano e si muova in modo efficiente dal punto di vista biomeccanico, creando le basi necessarie per prestazioni di alto livello sulla neve.
Alejo Hervas basa il suo sistema di allenamento a secco attorno a due pilastri principali: il lavoro strutturale e quello metabolico. Il primo si concentra su muscoli, tessuto connettivo, articolazioni e tessuti molli, mentre il lavoro metabolico sviluppa i sistemi energetici aerobico e anaerobico. Durante un periodo di preparazione di 24 settimane, il blocco centrale in cui si svolge la maggior parte dell’allenamento fisico, il suo programma progredisce attraverso diverse fasi, iniziando con lo sviluppo aerobico per poi passare a blocchi strutturati di forza che prevedono contrazioni concentriche, eccentriche e isometriche.
L’intensità e il volume dell’allenamento vengono poi regolati a ondate, con settimane di recupero integrate in tutto il processo per favorire l’adattamento e la progressione. Dopo questo periodo, l’allenamento si sposta su un mix di sci e lavoro di mantenimento, volto a preservare le qualità fisiche acquisite. Sebbene la terminologia sia diversa, entrambi gli approcci condividono lo stesso obiettivo: formare atleti fisicamente preparati per esibirsi sulla neve.
Gli atleti devono generare forze considerevoli, assorbire carichi estremi e mantenere il controllo mentre si esibiscono ad alta velocità. La forza rimane uno dei pilastri fondamentali della preparazione, ma viene considerata una qualità multidimensionale piuttosto che semplicemente la massima produzione di forza. Per Scarian, “lo sviluppo della forza dipende dalla gestione di tre elementi chiave: il tempo sotto tensione muscolare, un volume di allenamento adeguato e la velocità con cui è possibile produrre forza”.
Alejo sottolinea inoltre “l’importanza di combinare forza e resistenza, controllo del movimento e capacità di regolare l’intensità. La forza rimane un elemento centrale del mio approccio, ma viene sempre allenata con un attento controllo”.
Secondo lo spagnolo, quando il tempo a disposizione per l’allenamento è limitato, i preparatori devono decidere quali qualità possono avere il maggiore impatto. In caso di infortunio, le priorità si spostano verso il mantenimento dello sviluppo, ove possibile, nel rispetto delle indicazioni mediche e nella salvaguardia della salute dell’atleta. È interessante notare che nessuno dei due tecnici identifica la sola capacità fisica come il principale fattore limitante per la progressione. Al contrario, lo sviluppo a lungo termine è plasmato da una combinazione di mentalità, propensione ad affrontare le sfide e ambiente in cui l’atleta si allena e cresce.
LA CONOSCENZA DELL’ATLETA A 360 GRADI
I test fisici forniscono informazioni importanti sui punti di forza e di debolezza, ma entrambi gli allenatori ritengono che una personalizzazione efficace richieda una comprensione più approfondita dell’atleta. Comprendere come essi si muovono, comunicano e reagiscono ai diversi approcci di allenamento diventa fondamentale.
Avendo lavorato con diversi elementi per diversi anni, il preparatore atletico azzurro ha sviluppato una profonda conoscenza delle loro caratteristiche individuali, che gli permette di progettare allenamenti che li mettano alla prova nel rispetto dei loro limiti. “Conoscere l’atleta è fondamentale, non solo attraverso test fisici, ma comprendendolo a fondo”, spiega Scarian.
Hervas si affida molto all’osservazione quotidiana, sottolineando che, sebbene i dati numerici forniscano informazioni preziose, il comportamento, gli schemi motori e le risposte all’allenamento rivelano altrettanto; un esempio è il modo in cui analizza le asimmetrie corporee naturali, osservando come gli atleti si muovono in modo diverso da un lato all’altro e come queste differenze influenzano il loro allenamento. L’individualizzazione all’interno di un gruppo si ottiene spesso adattando il volume di allenamento, l’intensità, il recupero o la selezione degli esercizi, piuttosto che creando programmi completamente separati.
Per gli atleti in fase di sviluppo, l’attenzione si concentra spesso sulla creazione di abitudini consolidate e su una gestione oculata dei progressi. Gli atleti più esperti, invece, richiedono solitamente un approccio più raffinato, con maggiore attenzione ai dettagli e alle risposte individuali. “La sfida è come ridurre l’allenamento migliorando al contempo le prestazioni: questa è la vera arte del coaching e i feedback degli atleti sono in assoluto la cosa più importante”, ci tiene a ribadire il professionista iberico.
Pianificare l’anno è uno degli aspetti più complessi della preparazione in ambito sci alpino. Durante la fase di preparazione, gli allenatori si concentrano in genere sullo sviluppo della capacità fisica attraverso incrementi progressivi del volume e dell’intensità del lavoro. I periodi di recupero e le variazioni dell’allenamento sono integrati per consentire un adattamento continuo; tuttavia, lo sci agonistico raramente segue un percorso perfettamente lineare, con periodi di allenamento a livello internazionale, impegni coi viaggi e calendari di gara in continua evoluzione che implicano che gli allenatori debbano costantemente adattare il loro approccio ai singoli atleti.
Durante l’inverno, l’attenzione si sposta dallo sviluppo di nuove qualità fisiche al mantenimento delle prestazioni. Sebbene il volume di allenamento possa diminuire, l’intensità viene gestita con attenzione. Per la nazionale femminile italiana, l’obiettivo di Luca Scarian è evitare di ridurre eccessivamente il carico di lavoro, assicurando che le atlete continuino a stimolare regolarmente i muscoli e a rimanere fisicamente attive per tutta la stagione.
L’ambiente circostante gioca un ruolo importante nello sviluppo a lungo termine dell’atleta. I raduni offrono ai protagonisti del circo bianco l’opportunità di lavorare insieme, rafforzare lo spirito di squadra e imparare gli uni dagli altri; tuttavia, entrambi gli allenatori, Scarian e Hervas, sottolineano che “la qualità del processo è più importante della location stessa”. Per il fiemmese, i periodi di allenamento stabile a casa sono particolarmente preziosi, perché permettono agli atleti di progredire senza continue interruzioni prima che inizi l’intensità della stagione sciistica.
Lo spagnolo considera i ritiri un “momento importante per costruire relazioni all’interno della squadra e osservare come gli atleti si supportano a vicenda nell’affrontare le difficoltà”.
Per concludere, l’allenamento a secco si è evoluto ben oltre la tradizionale preparazione atletica fuori stagione. Oggi rappresenta un sistema di lavoro attivo tutto l’anno che combina sviluppo fisico, prevenzione degli infortuni, personalizzazione e collaborazione. I metodi possono variare da un allenatore all’altro, ma il messaggio è sempre lo stesso: le prestazioni di alto livello non si raggiungono solo il giorno della gara, bensì si costruiscono attraverso mesi di preparazione, adattamento e lavoro lontano dalla neve.
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