Il leggendario campione bolognese è stato ospite domenica dell'evento internazionale in cui ha presentato il suo volume, già nelle librerie dallo scorso autunno. Il prossimo 19 dicembre un compleanno speciale, la vita in collina ("amo gli animali e voglio godermela così"), le parole anche su Sinner e...
Alberto Tomba è sempre in gran forma, con quel suo spirito speciale e una leggerezza apprezzatissima anche dal pubblico occorso al Salone del Libro di Torino per l’incontro, durato circa tre quarti d’ora, con l’asso di Castel de’ Britti.
In occasione della storica kermesse nel capoluogo piemontese, il tre volte campione olimpico ha nuovamente lanciato il suo volume, “Lo slalom più lungo”, edito da Sperling & Kupfer e in libreria già da 6 mesi. Il prossimo 19 dicembre, Albertone spegnerà 60 candeline e ha parlato anche di questo nell’evento di un paio di giorni fa. “Ogni tanto con mia madre ne parlo, facciamo il conto degli anni che passano e viviamo dei ricordi, ma la vita è breve e bisogna godersela”.
“Era tutto più leggero in quegli anni in cui gareggiavo, anche dal Giappone e dall’America telefonavo a casa. Le Olimpiadi? Sono sempre state speciali, ricordo ancora l’emozione di Torino 2006 e poi ovviamente Milano Cortina, è stato bellissimo con Deborah vivere l’accensione del braciere quali ultimi tedofori”.
Nei giorni scorsi, Tomba aveva parlato alla Gazzetta dello Sport dopo un incontro pubblico con uno dei suoi partner, Caffè Borbone, condiviso con Federica Brignone. Commosso il ricordo di Alex Zanardi, bolognese come lui e al quale era legato: “Andai a trovarlo prima dell’incidente del 2001 – ha raccontato Alberto riferendosi a quel 15 settembre di 25 anni fa, quando il pilota di Castel Maggiore perse le gambe sul circuito del Lausitzring – Quello che ha dimostrato è stato unico: la forza, la passione, la volontà.
Mi disse di voler provare altro dopo quanto gli è accaduto in pista, ha vinto quattro medaglie d’oro in due Olimpiadi. Al suo funerali mi sono commosso”.
Il fuoriclasse emiliano vuole godersi la vita in collina, nella sua terra: “E’ così fin da bambino, amo gli animali e voglio vivere così questi anni. Mi occupo della gestione di un casale, poi torno a casa per 8 km a piedi; devo tenermi in forma!”.
E poi su Jannik Sinner, fresco dell’ennesima impresa a Roma riportando il tennis italiano a vincere il Masters 1000 al Foro Italico 50 anni dopo Adriano Panatta. “Lui è un tennista di montagna, io lo sciatore cittadino. Se potessi rinascere… forse farei il tennista, ma più probabilmente l’imprenditore immobiliare. Del resto è quel che sto facendo ora in piccolo, e girando il mondo ho capito di avere un certo gusto per l’architettura, il design e l’arredamento, ma vorrei sempre restare a contatto con la natura”.
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