L'impegno della Fondazione Matilde Lorenzi ETS va avanti: "La sicurezza deve accompagnare ogni fase dell'agonismo"

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L'impegno della Fondazione Matilde Lorenzi ETS va avanti: "La sicurezza deve accompagnare ogni fase dell'agonismo"

Continua il grande lavoro di promozione, ormai da quasi un anno e mezzo dopo la tragica scomparsa del talento della nazionale azzurra, di una cultura della prevenzione attraverso formazione, innovazione tecnologica e responsabilità condivisa.

Il 28 ottobre 2024 ci lasciava Matilde Lorenzi, spentasi all’ospedale di Bolzano poche ore dopo il drammatico incidente in allenamento sulle nevi della Val Senales.

Dai giorni successivi ad una immane tragedia, alla quale purtroppo ne hanno fatto seguito altre, meno di sei mesi fa quella che ha riguardato Matteo Franzoso morto sulle nevi cilene, dove si stava preparando alla stagione olimpica con la nazionale, la famiglia della promettentissima classe 2004 piemontese ha fatto davvero di tutto per dare un senso a quanto accaduto, lavorando senza sosta a progetti legati alla sicurezza sulle piste.

“Le gare durano pochi minuti. Il lavoro che le rende possibili, mesi. E mentre i grandi appuntamenti sportivi internazionali riportano l’attenzione sullo sci e sul mondo della neve, la fase più decisiva della competizione si gioca molto prima del podio: nell’allenamento quotidiano e nella costruzione di condizioni di sicurezza adeguate – scrive oggi la Fondazione Matilde Lorenzi ETS in una nuova nota diffusa ai media – La preparazione agonistica è fatta di allenamenti ripetuti, variabili ambientali, tracciati che si modificano e decisioni tecniche da assumere in una frazione di secondo.

È in questo contesto che prende forma la performance finale, che può tradursi in risultato solo se sostenuta da un sistema di sicurezza rigoroso e costantemente presidiato. Il tema degli infortuni negli sport invernali resta centrale nel dibattito pubblico e nel confronto tra addetti ai lavori. Non sempre le conseguenze sono fatali, ma ogni episodio richiama la necessità di un approccio strutturato alla prevenzione, capace di intervenire prima che il rischio si trasformi in incidente. Per questo la sicurezza non può diventare centrale solo nei momenti di emergenza o quando l’attenzione mediatica si riaccende.

Deve essere parte integrante della pratica sportiva, accompagnandone ogni fase: dalla formazione tecnica alla gestione delle piste, dall’innovazione tecnologica alla definizione di regole chiare e condivise. È con questa visione che nasce la Fondazione Matilde Lorenzi ETS, prendendo forma dalla volontà della famiglia Lorenzi - i genitori Adolfo ed Elena Rosa, insieme ai figli Lucrezia, Matteo e Giosuè - di trasformare il ricordo in un impegno concreto e duraturo, capace di generare maggiore consapevolezza nei contesti in cui lo sci viene praticato”.

Adolfo Lorenzi, presidente della Fondazione, aggiunge nello specifico: “La Fondazione, nata dopo la tragica scomparsa della nostra Mati, promuove e sviluppa progetti volti a implementare la sicurezza nello sci, assicurando che ogni sciatore, a qualsiasi livello, possa praticarlo in un ambiente consapevole e protetto. Perché la sicurezza non è un limite, ma ciò che permette allo sport di restare una parte sana e positiva della vita di chi lo pratica”.

Dalla sua costituzione, la Fondazione ha scelto di rivolgersi a chi lo sport lo vive ogni giorno: atleti e atlete di ogni età e livello, famiglie, allenatori e allenatrici, insegnanti, società sportive e territori, mettendo a disposizione strumenti e conoscenze per riconoscere i rischi, prevenirli e favorire una pratica sportiva più sicura e responsabile. Al centro dell’attività c’è Matildina4Safety, il progetto che traduce questa visione in azione concreta e nasce da un principio chiaro: la sicurezza non va affrontata solo dopo un incidente, ma prima, come parte integrante dell’esperienza sportiva, nella consapevolezza che lo sport non è mai un’esperienza individuale, ma una responsabilità condivisa.

Molti infortuni non sono solo frutto della fatalità, ma il risultato di una combinazione di fattori - dalla stanchezza alla pressione agonistica, dalle condizioni ambientali alla sottovalutazione dei segnali di rischio - che possono essere riconosciuti e gestiti. Per questo il progetto interviene prima di tutto sul piano culturale, affiancando formazione e sensibilizzazione, promuovendo dispositivi e soluzioni tecnologiche innovative e avviando un confronto sui regolamenti e sulla gestione delle piste di allenamento.

Perché lo sport deve continuare a emozionare ma deve farlo in un ambiente sempre più consapevole e sicuro.

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