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Fabio Poncemi
Fabio Poncemi
Redazione Sport

foto di Leonhard Foeger

Kristoffersen finisce ko: il tribunale dà ragione alla federazione norvegese sul "caso Red Bull"

Kristoffersen finisce ko: il tribunale dà ragione alla federazione norvegese sul 'caso Red Bull'

Definita "adeguata e bilanciata" la distribuzione dei diritti nei confronti degli atleti. Lo slalomgigantista pronto a ricorrere in appello

Oltre un anno e mezzo di battaglia legale, e potrebbe non essere finita qua.

Quel che è certo, il tribunale distrettuale di Oslo ha dato ragione alla federazione norvegese, in merito alla causa che Henrik Kristoffersen ha intentato nei confronti della Norges Skiforbund (chiedendo 1,6 mln di euro di danni, ndr) per avergli impedito di marchiare il proprio casco con il logo dello sponsor personale dell'iridato di gigante, il colosso delle bevande energetiche Red Bull.

HK94 ha sempre considerato un'ingiustizia questa impossibilità, dovuta all'esclusiva che la federsci del paese scandinavo ha con Telenor (contratto rinnovato fino al 2022), e ha portato avanti la questione sino alla sentenza definitiva arrivata in queste ore.

Adeguata e bilanciata”, così è stata considerata la gestione dei diritti tra atleti e federazione, che non ha mai fatto un passo indietro nei confronti di una delle sue stelle, anzi... “Si tratta di una vittoria importante non solo per la nostra federazione, ma per tutto lo sport norvegese - ha scritto in un comunicato la Norges Skiforbund attraverso il proprio legale Per Andreas Bjorgan – Il verdetto conferma che il finanziamento dello sport di vertice facilita le attività di reclutamento per la crescita di giovani atleti”.

Intervistato dalla tv norvegese NRK, lo stesso Kristoffersen non ha nascosto il disappunto per la decisione presa dal tribunale: “Sono dispiaciuto per questa sentenza, pur rispettando una conclusione diversa da ciò che reputo giusto. Ero consapevole di dover affrontare una discesa ripida e difficile, ora dovremo leggere con calma le motivazioni e valutare l'opportunità di rivolgersi alla Corte d'Appello”.

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