Era la sera del 24 agosto 2001, il dramma di "Herminator" prima di rinascere da vero campione: "Un segno dall'alto"

Foto di Redazione
Info foto

AGENCE ZOOM

Sci Alpinola storia

Era la sera del 24 agosto 2001, il dramma di "Herminator" prima di rinascere da vero campione: "Un segno dall'alto"

Sono trascorsi 25 anni dal devastante incidente subito in moto da Hermann Maier, in quel momento assoluto dominatore del circo bianco; il "Kronen Zeitung" ha parlato con i protagonisti dell'epoca, in primis il dottor Artur Trost che salvò il fuoriclasse salisburghese dall'amputazione della gamba destra, anche se i danni furono enormi anche a livello di fegato e reni. Fritz Strobl: "Un atleta unico, sapevamo che solo lui avrebbe potuto farcela". Le parole del quattro volte vincitore della CdM su come sia cambiato come uomo dopo quel giorno.

Un dramma, per lui, per lo sport austriaco e per il mondo dello sci.

L’uomo invincibile, Hermann Maier, riverso a terra nel fossato della strada B99 che stava percorrendo per uscire da Radstadt e percorrere gli ultimi km direzione casa, Reitdorf (frazione a due passi da Flachau), di rientro da un’altra intera giornata di allenamento nel centro di preparazione della nazionale austriaca a Obertauern.

Cinque anni fa, per il ventennale da quel devastante incidente che stravolse la carriera di uno dei più grandi atleti (non solo sciatori) della storia, ne parlavamo così su NEVEITALIA; oggi, al tramonto del 24 agosto, torniamo a parlarne perché si tratta di una storia di sport unica, vista poi la rinascita di “Herminator”, più umano e certamente meno dominante, viste le condizioni in cui versava ancora la sua gamba destra, e forse più amato proprio per questo.

Era un venerdì sera, attorno alle 19.00 (non a caso pubblichiamo la notizia nel momento in cui ricorrono i 25 anni da quel momento che ha cambiato tutto), e in sella alla sua moto Triumph il 28enne campionissimo salisburghese si ritrovò l’auto guidata da un signore tedesco in pensione, e in vacanza in quella terra, svoltare a sinistra dove non era consentito. L’impatto fece volare Maier per oltre una decina di metri e la scena, lui sempre rimasto cosciente, che Hermann vide sul suo corpo fu qualcosa di indescrivibile: la gamba destra maciullata, non solo per la frattura scomposta ed esposta di tibia e perone, ma con danni a nervi e tessuti che portarono subito, dopo i primi soccorsi e il trasporto in elicottero all’ospedale universitario di Salisburgo, ad avere quale unica opzione per salvare la vita dello sportivo più famoso del paese amputare l’articolazione.

Solo dopo una notte intera in sala operatoria, il chirurgo che lo operò, il dott. Artur Trost, attendendo poi le prime ore del sabato per scongiurare il pericolo legato alle infezioni, scongiurò l’ipotesi dopo aver realizzato quello che in molti esperti che hanno visto le radiografie di quella gamba definirono un mezzo miracolo.

I danni erano estesissimi, anche al fegato e ai reni, e altro che pensare alla stagione olimpica (c’erano i Giochi di Salt Lake City per puntare al tris d’oro dopo i due titoli di Nagano 1998), Herminator era solo Hermann e bisognava provare innanzitutto a tornare a camminare e avere una vita normale.

Maier era reduce da tre coppe generali conquistate nelle quattro stagioni precedenti, con le due medaglie d’oro in discesa e super-g ai Mondiali di Vail Beaver Creek ’99 e il poker di sfere di cristallo nell’arco della stessa stagione, realizzato nel 1999/2000 e 2000/2001, come solo poi Marco Odermatt ha fatto appunto in due annate consecutive.

Eppure, nei giorni pre natalizi di quel 2001, l’asso di Flachau, sulle nevi del suo paese natale e dove ha poi costruito una famiglia con la moglie Carina (la coppia ha avuto tre figlie), era già stato in grado di affrontare il primo, morbidissimo approccio in pista. Il recupero è stato durissimo, l’estate 2002 complicata con un infortunio al polpaccio patito in Cile, e il rientro in Coppa del Mondo avvenuto solo a quasi un anno e mezzo dal dramma di Radstadt, non riuscendo a qualificarsi per un soffio alla 2^ manche del gigante di Adelboden.

C’era chi già lo compativa, dopo quella prima apparizione nel tempio della Chuenisbargli, ma ancora una volta (come quando non lo volevano in nazionale, avendo già stupito tutti da apripista nel gigante di casa a Flachau e dominando in Coppa Europa) Hermann si è preso tutto con una forza di volontà fuori dal comune.

Due settimane più tardi, era il 27 gennaio 2003 e quindi erano trascorsi 521 giorni dall’incidente, nella bufera di Kitzbuehel, in un super-g reso ancora più complicato dalla situazione meteo, arrivò una vittoria clamorosa e indimenticabile, certamente la più significativa della carriera tanto che anche l’uomo di ghiaccio fece scendere qualche lacrima dal suo viso.

Poi i Mondiali di St. Moritz con l’argento nella “sua” specialità, dietro ad un inarrivabile Bode Miller e con il chiodo intramidollare di 36 centimetri ancora ficcato nella parte inferiore della gamba destra di Maier.

Operato nuovamente, l’inverno successivo, coronando il tutto con un super-g di una maestria, perché a quel punto della sua carriera la forza bruta non c’era più e serviva tanto altro per trionfare a quei livelli, semplicemente unica alle finali di Sestriere (l’aritmetica arrivò con il gigante cancellato), ecco la quarta sfera di cristallo assoluta messa in bacheca, per poi vincere il terzo titolo mondiale poco meno di un anno più tardi, sempre in Italia ma in quel di Bormio, con un oro che ancora non aveva conquistato visto che fu quello del gigante dopo le amarezze patite nelle gare veloci (con una brutta caduta in prova al salto di San Pietro, ndr).

Il nostro paese, nel destino dell’ultima parte di carriera di “Herminator”, tornò protagonista nei Giochi Olimpici di Torino 2006, con l’asso austriaco vicinissimo ai titoli di super-g e gigante, argento e bronzo per pochi centesimi per quelle che furono la terza e quarta medaglia nella seconda e ultima apparizione a cinque cerchi, perché poi Maier si ritirò alla vigilia della stagione 2009/10 che avrebbe portato a Vancouver.

“Toccare il fondo ti rende umano – le parole di qualche tempo fa ripensando al 24 agosto 2001 che lo cambiò sotto tanti punti di vista – Ho imparato l’umiltà, perché ora per me niente è più scontato. Ringrazio Dio e credo che l’incidente sia stato un segno dall’alto, a dimostrazione che anch’io ho i miei limiti”.

Nel week-end che ha preceduto questo anniversario di un quarto di secolo da un episodio che molti appassionati non possono dimenticare, il Kronen Zeitung ha intervistato Fritz Strobl, campione olimpico di discesa a Salt Lake City e, che quel 24 agosto (proprio il giorno del compleanno per l’ex velocista del Wunderteam) che precedette di pochi mesi il capolavoro più importante della sua carriera, ricevette subito la notizia mentre si trovava con altri compagni di squadra in Cile, raduno dal quale Maier era rientrato appena da poco più di 48 ore. “Fu uno shock anche per noi – il suo commento al quotidiano austriaco – Ci rendemmo subito conto di quanto fosse grave, al tempo stesso sapevamo che se qualcuno poteva tornare un atleta, quello era solo lui.

Hermann infatti era unico come atleta, unico nella sua tecnica sciistica e unico nel suo volume di allenamento e nella forza di volontà, che nessuno della nostra squadra poteva eguagliare. Tutto ciò lo ha reso quello che è”.

Oggi 68enne, il dottor Artur Trost ha ricordato (intervenendo sempre al “Krone”) quel giorno in cui è diventato suo malgrado celebre per aver salvato la vita di uno sciatore già leggendario. Parole da brividi: “E’ incredibile che siano passati 25 anni, se ripenso a quella sera fu un turbinio di emozioni, noi legati a questo grande campione che si ritrovava in quelle condizioni. Era una situazione complicatissima, abbiamo fatto tutti il massimo per salvarlo e, fortunatamente, qualche tempo dopo abbiamo capito che con la sua immensa caparbietà sarebbe anche tornato un grandissimo atleta”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Consensi sui social

SCARPONI, SCELTI DAI LETTORI

Prezzi Head raptor 60 bambino

MAXISPORT

HEAD - raptor 60 bambino

102 €

gli scarponi da sci head raptor 60 da bambino sono un prodotto con caratteristiche race pensato per i giovani sciatori di ottimo livello che cercano feeling e...