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Olimpiadi 2026: il CONI ufficializza la candidatura unificata di Milano, Torino e Cortina

Gottlieb e Daniel Taschler convocati dal CONI assieme a Michele Ferrari
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Olimpiadi 2026: il CONI ufficializza la candidatura unificata di Milano, Torino e Cortina

Il Consiglio straordinario del CONI ha deliberato all'unanimità la proposta di candidatura per i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali del 2026 delle città di Milano, Torino e Cortina.

Come era già apparso evidente negli ultimi giorni, di fronte alle tre candidature, con punti forti e aree di debolezza, dopo lunghe trattative con i governi locali - solo ieri sera è arrivata la "resa" del sindaco di Torino, Chiara Appendino, e oggi il suo collega di Milano Giuseppe Sala ha fatto un passo indietro tirandosi fuori da ogni impegno nella governance del progetto - il CONI ha scelto la strada della geopolitica decidendo di procedere con una candidatura unitaria italiana che unisce le tre città distanti tra loro 600 chilometri come mai si è visto in precedenza.

Il Consiglio straordinario ha fatto sua all'unanimità la proposta eleborata dalla commissione di valutazione sulle Olimpiadi 2026: un patchwork costruito a tavolino "cogliendo il meglio delle opportunità in termini di costi e benefici", come ha detto Malagò, delle tre candidature. Nella realtà dei fatti si tratta del frutto di lunghe trattative geopolitiche, tutto da validare,  che comporta una governance di estrema complessità. Se manca un nome riconoscibile e il presidente Malagò ipotizza un concorso per trovarlo, poco al momento è definito in termini di sedi di gara nell'attesa di avere sin dalle prossime ore un dettaglio delle scelte suggerite dalla Commissione. Sicuramente, e lo ha confermato il Presidente Malagò, cadranno gli sconfinamenti verso St.Moritz presenti nel dossier meneghino, e paiono perdere quota le proposte di sedi altoatesine previste da Cortina.

Sin dalla serata di ieri il Governo, per voce del sottosegretario alla Presidenza con delega allo Sport, Giancarlo Giorgetti si è messo in posizione di attesa rischiando di mettere in ulteriore difficoltà una candidatura debole alla nascita: "Prendiamo atto della proposta del Coni. Non abbiamo ancora visto il dossier e su questo ci riserviamo di intervenire verificando la compatibilità delle linee guida con quelle poste dal Consiglio dei Ministri".

La candidatura verrà ora presentata al CIO e il primo scoglio da superare sarà la rispondenza al charter olimpico che, nonostante i salti avanti compiuti con il Dossier 2020, non prevede una candidatura non riferita a una specifica città ospitante. Sarà necessaria una deroga che molto probabilmente vista la penuria di candidature sarà concessa così come una deroga o un cambio di programma dovrà essere fatta poichè la sessione CIO che dovrà decidere è fissata per il prossimo anno a Milano e le regole del Comitato Olimpico Internazionale non prevedono la possibilità che la sessione si svolga in un paese coinvolto nel processo di candidatura. 

La corsa per l'assegnazione prosegue tra candidate dal passo incerto che nel prossimo mese di ottobre saranno ridotte dal CIO sulla base delle prime valutazioni. Oltre alla candidatura italiana, tutta da costruire, sono ancora in corso Calgary dove il supporto locale sembra andare scemando e dove a Novembre si svolgerà un referendum popolare, Stoccolma candidata senza il supporto del governo centrale in attesa delle prossime elezioni politiche, Sapporo che prolungherebbe a tre la striscia di Giochi invernali asiatici e solo sei anni dopo Tokyo 2020, e Erzurum con tutti i problemi di sicurezza di una sede a qualche centinaio di chilometri dal caldo confine siriano. Restano in attesa, a "disposizione" del CIO, Barcellona e Salt Lake City nel caso diventasse evidente l'impossibilità di identificare una candidatura credibile; Samaranch junior e il Comitato Olimpico statunitense potrebbero "sacrificarsi" per poi passare all'incasso.

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