Simone Deromedis, il fenomeno dello skicross sul tetto del mondo: "Ci ho sempre creduto"

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Simone Deromedis, il fenomeno dello skicross sul tetto del mondo: "Ci ho sempre creduto"

Il capolavoro d'oro nella gara di Bakuriani è solo l'inizio per un talento immenso frenato sinora dagli infortuni e con un sogno chiamato Milano Cortina 2026 già all'orizzonte. L'Italia mai era arrivata così in alto nello skicross e nei Mondiali di freestyle in generale.

Un fenomeno che oggi ci ha regalato perle di puro talento, ma anche di testa, consapevolezza, determinazione per recuperare dall'infortunio alla clavicola, con annessa operazione alla clinica La Madonnina di Milano appena un mese, e arrivare sul tetto del mondo.

Simone Deromedis, a neppure 23 anni (li festeggerà il prossimo 2 aprile), ha firmato una pagina di storia per lo skicross azzurro, ma è tutt'altro che una sorpresa quanto fatto a Bakuriani dal ragazzo trentino di Predaia, già argento iridato a livello jr due anni fa, se pensiamo al percorso degli ultimi due anni. Dai primi podi in CdM, i due ottenuti nella scorsa stagione tra Val Thorens e Veysonnaz, al 5° posto olimpico di Pechino (con qualche rimpianto...) e gli infortuni che hanno impedito di vincere già nel massimo circuito (ma è solo questione di tempo).

Nella pre season 2022/23, un guaio alla caviglia ha interrotto per quasi un mese il lavoro di Simone, che ha ritrovato una buona condizione a dicembre sfiorando il podio a San Candido, prima del crac di Idre Fjaell (in finale) un mese fa.

Bellissimo l'abbraccio con Federico Tomasoni al traguardo, dopo che il compagno di squadra aveva ottenuto un favoloso 6° posto, a conferma della bontà del lavoro svolto in questi anni dal dt Bartolomeo Pala con questi ragazzi (e non dimentichiamoci Jole Galli nel settore femminile, considerando pure che Lucrezia Fantelli si è rotta il crociato a Pechino 2022 altrimenti sarebbe stata anch'essa della partita). “Ci ho sempre creduto – le prime parole di Deromedis dopo aver conquistato questo leggendario titolo mondiale – Sapevo cosa serviva in finale per fare la differenza, ci sono riuscito ed è un risultato incredibile per tutto il team”.

Già si sogna pensando a Milano Cortina 2026, quando il secondo assalto olimpico andrà in scena sulle nevi di casa, ma intanto bisogna godersi questa pagina di storia per l'intero movimento del freestyle azzurro. Come riporta il collega Massimiliano Ambesi, per trovare un podio di un atleta italiano in una rassegna iridata bisogna tornare al 2007, quando a Madonna di Campiglio ci fu il bronzo di Deborah Scanzio nelle gobbe.

Inutile sottolineare che si tratta del primo titolo per lo skicross (ma anche la prima medaglia in assoluto) e del settore maschile, che portò a casa un podio solo nel 1991, quando Roberto Franco si mise al collo l'argento nella gara di balletto (acro), poi esclusa dal programma dei Mondiali ormai dal 2001.

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Dopo averla sfiorata lo scorso anno, il fenomeno trentino, che sabato scorso a Livigno ha regalato un titolo storico all'Italia dello skicross, aprendo la meravigliosa doppietta con Federico Tomasoni, vuole la sfera di cristallo: le due gare sulle nevi della località serba, in programma venerdì e sabato (mercoledì la prima qualificazione), sono cruciali per inseguire Howden. Lotta Naeslund-Maier tra le donne, con Jole Galli 5^ nella generale.