Venerdì 24 Novembre, 3:17
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La sicurezza sugli sci prima di tutto!
Valentina Graziosi
Valentina Graziosi
Redazione, produzioni video

foto di Marco Donna

L'incidende è fuori dai confini, le cose si complicano

er penna e rustichella al confine

Un gruppo di amici tutti appassionati di sci e soci dello stesso club decidono di trascorrere le vacanze di capodanno sulla neve. Partono in pullman dalla Lombardia in direzione Chatel in Alta Savoia, vicino al confine svizzero a 1100 metri di quota. Le possibilità sciistiche qui sono infinite e il gruppo ha il progetto di girare tutto il comprensorio tra Avoriaz e Torgon per godersi i 254 km del comprensorio.

La settimana parte da sabato e i primi tre giorni trascorrono in pieno relax. Mercoledì, invece, alle 10.30 della mattina per la signora A.R. incomincia l’odissea. La signora, in compagnia del marito e di un'altra coppia di amici si trova a sciare su una pista relativamente stretta nel comprensorio di Avoriaz. Non ha neanche il tempo di rendersene conto, tutto accade all’improvviso quando in pochi attimi un uomo, che sopraggiunge da monte piomba nel mezzo del gruppo. Quasi fosse una palla da bowling lanciata contro i birilli passa nel mezzo del gruppo degli sciatori e calpesta in pieno le code della signora A.R. sbilanciandola e costringendo i suoi sci ad un’apertura forzata ed innaturale. L’investitore prosegue la sua corsa lasciando la signora a terra, seduta sui suoi stessi attacchi e con un ginocchio in pezzi. Tutti si accorgono che la situazione è grave: frattura del piatto tibiale, legamenti e menisco. Il male è atroce e si chiamano subito i soccorsi. Intanto dell’investitore nessuna traccia.

Ospedale straniero e rientro in patria.
Se farsi male è sempre una tragedia, subire un infortunio in vacanza quando ci si trova all’estero complica di molto le cose. All’arrivo del toboga c’è il primo dilemma: dove portare la signora?  La via più rapida sarebbe il trasporto in toboga fino ad Avoriaz, però la signora A.R. alloggia nel paese di Chatel e un trasporto in elicottero sarebbe impossibile, quindi si opta per il trasporto lungo le piste. Questo servizio - per fortuna - risulterà gratuito. 
Arrivata al pronto soccorso la prima visita medica e la prima lastra non lasciano spazio a dubbi.  La frattura c’è ed è grave, si rende necessario il trasporto in ospedale: quello più vicino si trova a Torgon a 40 km di distanza. Intanto passano le ore e la signora viene fatta aspettare in barella con la gamba semi bloccata in attesa di capire cosa fare. Chi si deve prendere carico di questo ulteriore trasporto? Chi lo paga? L’ospedale o l'assicurazione? L’attesa in ospedale si protrae dalle 10.30 del mattino fino alla sera. Nessun medico decide di ingessarla, né di operarla, le prescrivono un tutore e la dimettono. Per lei in ospedale quella notte non c’è posto. Nel frattempo il marito la raggiunge dai campi da sci e insieme, visto che era stata dimessa con un tutore e null’altro, decidono di fare ritorno all’appartamento che avevano affittato per la settimana e che si trova a Chatel.  Per fare questo ulteriore trasporto prendono un taxi che pagano di tasca propria (650 euro). Optano per il taxi perché il servizio ambulanza sarebbe costato circa 2000 euro. La cosa migliore sarebbe fare rientro in Italia, ma il gruppo di amici era partito con un pullman e la signora, al momento, non è assolutamente nelle condizioni di rientrare con un pullman. 
Solo dopo due giorni di attese e discussioni, dopo aver minacciato l'intervento di un legale all’assicurazione che la signora aveva stipulato tramite il suo sci club, si ottiene che un’ambulanza pagata dall'assicurazione parta da Erba e le faccia fare rientro verso l’ospedale di Merate.

Al rientro in Italia una TAC diagnostica lo scollamento dei legamenti crociati, la lesione del menisco e la rottura del piatto tibiale: 45 giorni di prognosi, ferma, a letto, senza camminare e senza appoggiare il piede. Per la signora A.R. è un velo calvario, lei è una sportiva è ben allenata, ama camminare, è una sciatrice abituale e macina Km con la sua bicicletta questo stop forzato è una vera spada nel fianco per lei.

Prospettive
Passano i giorni ma quattro mesi sono tanti, ma non ancora abbastanza. Fino ad oggi A.R. si è sottoposta già a tre risonanze magnetiche e diversi cicli di terapie riabilitative. Per il momento ha ripreso a camminare e guidare, ma nulla di più. La signora A.R. vuole assolutamente ritornare a fare tutte le sue attività, a sciare e andare in bici perché conduce una vita attiva che a 62 anni non può interrompersi così bruscamente. Prosegue le terapie e la sua palestra di rieducazione, ma ancora non ha la certezza di aver escluso l’intervento chirurgico. Se sarà necessario per la guarigione si opererà. Fino ad ora tutte le spese vive per i trasporti, i ticket sanitari, e gli esami diagnostici sono stati a carico suo. Ha chiesto un rimborso alla sua assicurazione, ma i tempi, anche per questo, sono ancora lunghi.

Conclusioni
In Francia non esiste attualmente un obbligo di assicurazione per chi scia, ma anche se ci fosse, in questo caso poco importerebbe perché l’investitore è fuggito, nessuno lo ha intercettato. Nella concitazione dell’infortunio, nessuno è riuscito a fermarlo e la signora A.R. non potrà avere la soddisfazione di ringraziare chi le ha spezzato la vacanza e il ginocchio.