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Francesco Paone
Francesco Paone

foto di Nadja Val

Lisa Demetz si ritira: “Mi hanno ferita al cuore trattandomi da indesiderata”

Lisa Demetz si ritira: “Mi hanno ferita al cuore trattandomi da indesiderata”

Lisa Demetz, una delle pioniere del salto con gli sci femminile italiano, ha deciso di smettere a soli 25 anni. La sua carriera però non ha avuto un termine “naturale”, bensì  è vittima di una fine “violenta” causata da rapporti umani deteriorati in seno alla squadra azzurra che peraltro hanno portato a un triste strascico.

Tante “prime volte” del movimento italiano portano la firma della gardenese. Nel 2005 è stata la prima azzurra a salire sul podio in Continental Cup, quando questo era il massimo circuito del salto femminile, arrivando a chiudere al sesto posto la classifica generale della stagione 2005-’06.

Quindi nel 2007 l’altoatesina si è laureata campionessa del mondo junior a Tarvisio, trampolino su cui nel gennaio 2009 ha conquistato la prima vittoria azzurra in una gara internazionale di livello assoluto, diventando anche la prima saltatrice a essere arruolata in un corpo sportivo.

Una volta nata la Coppa del Mondo, la rappresentante dell’Esercito è stata la prima italiana a salire sul podio, classificandosi terza nella gara-lotteria di Hinterzarten il 7 gennaio 2012.

Nell’arco della sua carriera ha partecipato a due Mondiali classificandosi diciottesima a Liberec 2009 e tredicesima a Holmenkollen 2011. Ha poi dovuto rinunciare all’edizione di casa di Fiemme 2013 a causa di un grave infortunio ai legamenti crociati patito a Lillehammer nel dicembre 2012. Proprio questo incidente ha dato il via all’effetto domino che ha portato al ritiro.

Abbiamo spiegato più volte quanto fosse duro per le saltatrici ottenere uno dei soli 30 pettorali messi a disposizione per i Giochi olimpici. Al riguardo aver perso tutto l’inverno 2012-’13 ha fatto sprofondare Demetz nell’Olympic Quota Allocation List, ovvero il ranking di qualificazione a Sochi 2014. 

“Quando nell’aprile 2013 ho ricominciato ad allenarmi” - spiega Lisa - “mi sono subito trovata con le spalle al muro. C’era la necessità di raccogliere parecchi punti già in estate, quindi lo staff tecnico mi ha fatto pressioni per accelerare il più possibile il recupero. Io non mi sono tirata indietro perché partecipare a Sochi era il mio sogno e sapevo di avere bisogno di risultati per poterlo coronare, quindi ho gareggiato durante il Summer Grand Prix in condizioni ancora precarie raccogliendo pochi punti”.

Per l’atleta del Centro Sportivo la presenza ai Giochi olimpici è di fatto andata in fumo durante l’estate 2013. Con l’avvicinarsi dell’inverno la situazione si è fatta sempre più difficile anche a causa del rapporto sempre più freddo con l’allenatore della squadra italiana: “Julien (Eybert-Guillon, ndr) non mi è stato di nessun aiuto, mi seguiva in maniera molto superficiale. Dopo qualche tempo gli ho fatto presente che mi sentivo abbandonata, ma lui ha risposto dicendo che era solo una mia impressione e la realtà era diversa. Alle parole però non seguivano i fatti, la situazione non è cambiata e il rapporto di fiducia che deve sempre esserci tra atleta e allenatore si è progressivamente deteriorato”.

La gardenese ha vissuto una prima metà di Coppa del Mondo 2013-’14 molto difficile fatta di pochissimi punti e troppi salti mediocri, “però alla vigilia di tutti i weekend ero carica e piena di energie. Il lunedì invece tornavo a casa sempre distrutta perché in ogni gara facevo schifo. Avevo problemi tecnici e psicologici, ma nessuno si è dimostrato interessato ad aiutarmi, quindi mi sono sentita sola e dimenticata.

L’azzurra, non sapendo più cosa fare, ha deciso di rivolgersi a Romed Moroder, l’allenatore che nel 2002 vide la tredicenne Lisa sciare perennemente fuoripista e, intuendone “il pelo sullo stomaco”, la fece entrare nella nascente squadra di salto femminile. “Ho detto a Romed che stavo pensando di ritirarmi, ma lui mi ha dissuasa e si è offerto di seguirmi personalmente come aggregata alle giovani saltatrici della Val Gardena da lui allenate. L’idea mi è piaciuta parecchio e a fine gennaio abbiamo chiesto l’ok al direttore agonistico Ivo Pertile. Lui ha dato il suo benestare, ma nel dialogo tra lui e Romed ho captato una frase che mi ha fatto venire il latte alle ginocchia ‘Eh ma cosa facciamo se la Lisa torna più forte?’. Ma come, mi sono detta dentro di me, non dovrebbe essere proprio quello l’obiettivo?”

Una Demetz in grado di fare risultato dopo gli allenamenti svolti con un tecnico non inserito nei quadri federali sarebbe quindi stata vista dalla direzione agonistica come una minaccia alla credibilità del lavoro svolto da Julien Eybert-Guillon con il resto del gruppo? “Non so, quella frase l’ho messa da parte e ho pensato solo a lavorare. Ho passato più di un mese ad allenarmi con Romed e mi sono divertita come non mai. Tra febbraio e marzo ho riconquistato la fiducia e la passione per il salto. In questo periodo ho tenuto perennemente un contatto via email con Julien, per fargli sapere come andavano le cose. Avendo ritrovato me stessa, a inizio marzo ho chiesto di poter gareggiare a Falun perché quello è il trampolino dove nel 2015 ci saranno i Mondiali”.

In Svezia Lisa però sente di non essere più percepita come una risorsa, ma come un problema. “Mi hanno detto che avrei dovuto organizzare e pagare da sola il viaggio per la Scandinavia. La cosa mi ha un po’ stupita perché ero ancora un’atleta della squadra nazionale, anche se mi seguiva un altro allenatore. In ogni caso ho fatto come mi è stato detto, ma quando sono arrivata in Svezia mi sono resa conto che da parte dello staff italiano c’era una profonda ostilità nei miei confronti. I tecnici mi consideravano un’anima nera, la ‘cattiva’ del gruppo, quella che semina zizzania e tenta di mettere gli uni contro gli altri. In poche ore il lavoro del mese precedente è andato distrutto perché ho perso completamente serenità e motivazioni.  Io mi sono fatta un esame di coscienza, ho pensato di poter essere dalla parte del torto, ma in quel caso l’unica accusa che potrebbe essermi mossa è quella di egoismo, e cioè di aver pensato alla mia carriera staccandomi dalla squadra, non certo quella di aver minato l’integrità del team con i miei atteggiamenti perché io non ho spinto nessuno contro nessuno”.

Nonostante questa situazione da “separata in casa” la gardenese aveva deciso di continuare la propria attività agonistica anche quando Julien Eybert-Guillon è stato confermato alla guida del salto italiano perché “si era detto che le cose sarebbero cambiate. Invece di allenamento in allenamento mi sono resa conto di come tutto fosse come prima e tutti i bei discorsi fatti con la nuova direzione sportiva non abbiano avuto seguito nella pratica. Mi veniva detto che ‘l’allenatore è qui per dare delle dritte, poi è l’atleta che deve arrangiarsi’. Non riuscivo più ad andare avanti quindi ho deciso di smettere nonostante abbia solo 25 anni e nel salto si possa rinascere ed essere competitivi anche dopo i 30.

La parte peggiore però arriva proprio dopo il ritiro in quanto la vicenda assume contorni orwelliani. Chi ha letto “1984” sa come nel regime totalitario immaginato nel romanzo la storia non esista più, ma sia riscritta e cambiata di continuo cancellando tutto quanto non sia in linea con le idee del momento del Partito in maniera tale da eliminare la memoria dei fatti indesiderati: “Ho comunicato la mia decisione al direttore sportivo. Lui mi ha chiesto di scrivere due righe di per la Fisi. Ho risposto che l’avrei fatto nel giro di qualche tempo, quando sarei stata serena al riguardo. Però, prima ancora di inviare il mio saluto, ho scoperto di essere stata letteralmente cancellata dal sito federale. Nonostante fossi un’atleta della squadra A e non avessi fatto comunicazioni ufficiali la mia scheda era sparita. Non so cosa sia successo, perché in Federazione sono caduti dalle nuvole. È come se qualcuno avesse voluto eliminarmi il più in fretta possibile”.

Una carriera lunga 12 anni terminata da rinnegata: “Ho avuto la fortuna di essere formata a Stams, nella miglior ginnasio sportivo del mondo, dove ha studiato anche Gregor Schlierenzauer. Quindi credo di sapere come ci si deve comportare in ambito sportivo. Proprio per questo il trattamento ricevuto mi fa male al cuore. Io sono stata un’atleta fedele, credo di avere portato all’Italia almeno un paio di risultati da ricordare e credo di essermi sempre comportata correttamente, a differenza di altri nei miei confronti”.

Chiusa in maniera così amara l’attività da saltatrice, a Lisa non resta che guardare al futuro: “Sto facendo l’Università a Parma e voglio laurearmi. Il Centro Sportivo Esercito mi ha dato la possibilità di rimanere con loro e contemporaneamente di portare avanti gli studi accademici. Quindi non sono del tutto fuori dal mondo dello sport, anzi una volta laureata vorrei ritornarci”.

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