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Michele Dardanelli
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È arrivata la fine dei trampolini olimpici di Pragelato?

È arrivata la fine dei trampolini olimpici di Pragelato?

Negli ultimi giorni c’è stata la presentazione al pubblico e l’approvazione da parte del consiglio comunale di Pragelato di un progetto di riqualificazione e rifunzionalizzazione dello Stadio del Salto, eretto in occasione dei Giochi Olimpici invernali di Torino 2006.

Il Pragelato Natural Terrain (PNT) è nato circa 3 anni or sono, dopo le elezioni comunali della lista “Uniti per Pregelato”, capeggiata dall’attuale sindaco Monica Berton. Lo sviluppo del progetto è stato affidato all’architetto torinese Alessandro Cimenti.

Come è noto da almeno un lustro, il complesso comprendente i cinque trampolini è stato classificato come una criticità della Val Chisone, insieme al budello di slittino e bob allocato a Cesana Pariol. A tal proposito era stata varata l’8 maggio del 2012 una legge che regola la manutenzione straordinaria e la riqualificazione dei siti olimpici in base a quanto era stato stanziato nella legge di bilancio del 2012.

Ebbene, nel giro di pochi mesi dovrebbe arrivare l’ultima tranche di questo finanziamento statale, che andrebbe a sostenere, in parte, il progetto presentato alla popolazione pragelatese domenica 26 marzo in occasione della conferenza “10 ettari di possibilità”.

La scelta più significativa fatta dall’Amministrazione comunale riguarda lo smantellamento completo dei trampolini HS 106 e HS 140, con rifacimento dell'area a essi prospiciente e prolungamento della seggiovia.

Secondo gli artefici del progetto, la collina su cui tutt’ora sono presenti il large e il normal hills diventerebbe una pista per la pratica dello sci alpino, il cui punto d’inizio sarebbe rappresentato dalla fine del prolungamento della seggiovia.

Tuttavia la volontà è quella di mantenere i cosiddetti trampolini scuola (K60, K30 e K15). Inoltre si è deciso per la riqualificazione dei locali già esistenti. Per esempio la torre dei giudici verrà trasformata in un albergo.

In questo modo Pragelato tornerebbe ad avere un fermento sportivo, trasformando l’area attualmente monodisciplinare in una multidisciplinare e soprattutto avrebbe la possibilità concreta di legarsi al comprensorio ViaLattea.

Viene però da chiedersi come si sia arrivati a una scelta così drastica come quella di demolire questo fiore all’occhiello mondiale. Se si prende come punto di riferimento l’altro grande polo nazionale del salto, ossia Predazzo, emergono delle differenze sostanziali: la regione Trentino-Alto Adige gode di statuto speciale, mentre il Piemonte no. Ciò si traduce in una forza economica maggiore per la località trentina, che gode di finanziamenti che solo lì può avere (natura economica).

In secondo luogo a Pragelato manca totalmente una cultura legata al salto speciale e mai sembrerebbe esserci stata l’idea di avercela (natura culturale), ad esempio non è mai esistito un tecnico di base che reclutasse le giovani leve, come altrove c’è, anche senza aver tradizione più ampia in proposito.

Anche la natura territoriale e sportiva è venuta a mancare, perché le località legate al salto sono presenti soprattutto nel nord-est dell’Italia ed il disuso di tutti questi anni non ha certamente favorito una delocalizzazione anche in Piemonte.

Tornando al progetto, e quindi allo studio di fattibilità, emergono alcuni elementi che non possono essere sottovalutati: in primis la questione dei costi ed a seguire tutte le gabale burocratiche affinché ci sia il via libera all’inizio dei lavori.

La faccenda finanziaria è la seguente: l’ammontare dell’intero progetto è stato fissato a 5 milioni e mezzo di euro, per la sola riconversione dell’area di circa 10 ettari, che verrebbero divisi tra il già citato fondo per la riqualificazione degli impianti olimpici (4.004.200 €), il comune di Pragelato (841.000 €) e dei piccoli investitori privati (735.800 €).

Oltre ai costi fissi già evidenziati, non sono da sopravvalutare quelli variabili, ovvero di gestione col passare degli anni: dopo la prima primavera di regime è previsto un passivo di oltre 50.000 €, ma nel giro di 5 annate è stato preventivato il raggiungimento del pareggio di bilancio, l’ideale per un complesso eretto in buona parte con i finanziamenti pubblici.

Proprio quest’ultimo aspetto sarebbe il più vantaggioso rispetto ad un’ipotetica ristrutturazione dei due trampolini olimpici: in questo caso (scartato a priori) il costo fisso si aggirerebbe al milione di euro abbondante, ma quello variabile creerebbe dei costanti passivi nelle casse pubbliche di circa 200-250 mila euro annui.

La questione dei permessi potrebbe essere quella decisiva: infatti, al momento il comune di Pragelato ha in concessione solamente i trampolini scuola, mentre quelli olimpici sono in mano alla fondazione XX marzo. Va detto che il proprietario dell’intera area rimane e rimarrebbe la città metropolitana (l’ex provincia) che continuerebbe a cedere la gestione agli enti locali. Qualcosa sembrerebbe essersi già mosso in seno alle alte istituzioni, ma alcuni cittadini stessi della stessa Val Chisone nutrono forti dubbi in merito e non l’hanno mascherato alla presentazione di domenica scorsa.

Concludendo, bisogna rimarcare come il PNT è un progetto coerente, integrato e sostenibile con la realtà della vallata torinese, ma rimangono molte perplessità riguardo le scelte fatte negli anni, a partire dalla progettazione stessa del colossale impianto dedito al salto. In tal senso rimane fumosa la dichiarazione di facciata dichiarante che gli small e medium hills verranno utilizzati, perché è evidente che non sono il punto cruciale del progetto, quindi l’idea sembrerebbe quella di farli rimanere dei monumenti in onore alle competizioni olimpiche e nulla più.

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