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Lauberhorn di Wengen

Andrey
29 Ottobre 2008
Giudizio:
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Il Lauberhorn di Wengen è un serpentone di 4300 metri di pista nobile per il primato della lunghezza e perché, pur non essendo mai stata pista di grandi difficoltà, comprende  diversi punti dove si balla per decine di secondi.
La sua caratteristica dominante resta la lunghezza, con una prima parte molto veloce, l’acuto dell’Hundschopf con la Minsch Kante a ruota ed un’ultima interessante bella sfuriata di curva e controcurva all’arrivo dove un bravo sciatore riesce a rosicchiare tempo. Per il resto gran sfoggio di scorrevolezza e di capacità da grandi glisseurs.
Quando la pista abbandona il crinale lasciandosi l’Eiger alle spalle, se ne va a cercare uno spazio angusto che si infila tra le rocce per passare: è l’Undschopf, «testa di cane» in italiano perché ne assume le sembianze. A chi lo vede per la prima volta questo passaggio fa un certo effetto: una striscia di pista stretta a lato da un roccione e protetta da una rete dall’altro per non rischiare di finire nello strapiombo.

Il punto cruciale è concentrato in un centinaio di metri dove la velocità di entrata viene accuratamente dosata dalla curva rotonda di avvicinamento all’Undschopf, curva che è spesso causa di grossi guai perché sempre ghiacciata e innaturale tanto è vero che è una delle poche curve in libera con apertura di punta. Il salto dell’Undschopf è fatto per dare spettacolo; il palco di osservazione è lì, sul roccione di sinistra che per l’occasione si gonfia di pubblico come un grappolo d’api quando sciama. Gli atleti che volano sul vuoto fanno venire veramente i brividi. Pur entrando a velocità controllata, il salto è sempre molto lungo ed alto e negli anni di poca neve si va inevitabilmente ad atterrare là dove è meno ripido. A parte le possibili conseguenze di un atterraggio in piano, subito sotto c’è la Minsch Kante che attende e sancisce implacabile i lavori mal fatti. È sufficiente un errore di linea per presentarsi sullo «spigolo di Minsch» con gli sci ancora da girare per incorrere in grossi guai.
Jos Minsch era un campione svizzero noto per la sigaretta che infilava alla partenza sotto il casco per poterla avere subito a portata di mano all’arrivo: è probabile che su questa pista sia riuscito a fumarla poche volte visto il punto commemorativo espressamente dedicatogli. Bisogna riconoscere che sia l’Undschopf e la curvona che lo precede, sia la Minsch Kante con la diagonale che la segue non sono solo punti di spettacolo ma chiavi importanti per giungere veloci a quelle stradine apparentemente banali ma, nella sostanza, particolarmente insidiose che portano al tunnel. In questo tratto si racchiudono in pochi secondi tanti ostacoli differenti quanti non ne presentano certe piste lungo un tracciato intero. Saper disegnare una linea perfetta su questo tratto significa avere buona spinta fino al tunnel.
All’entrata dell’Undschopf l’influsso della prima curva deve ormai essere messo fuori causa così come di fronte alla Minsch Kante le conseguenze del salto devono essere terminate e gli sci sapere esattamente quale linea seguire. Nel tratto successivo non resta più gran cosa sul piano strettamente tecnico se non l’impegno, dopo lo scorrimento della stradina e del passaggio sotto il tunnel della ferrovia, a sostenere l’alta velocità (fino ai 140 km/h) all’Haneggschuss.
Infine la prova finale, questa sì molto tecnica, dove una curva a destra e una controcurva a sinistra con salto proiettano direttamente sotto lo striscione del traguardo. È la degna conclusione, da affrontare con grande sapienza tattica, della pista maratona.
Qui, purtroppo, il Lauberhorn ha fatto una vittima. Era il 18 gennaio 1991 quando l’austriaco Gernot Reinstadler nato a Jerzens (Tirolo) il 24 agosto 1970 ha affrontato la «esse» con il pettorale 44: bene la curva a destra poi, nel cambio degli spigoli per impostare la controcurva a sinistra, lo sbilanciamento fatale, lo sci esterno che sembra perdere contatto con la neve e l’impossibilità di chiudere l’ultima traiettoria. Gernot esce troppo largo dal salto e, in volo, senza più il controllo di sé, non riesce ad evitare le reti di protezione, dove i suoi sci si incastrano in un impatto micidiale. Quando atterra pesantemente sulla neve il suo corpo appare già inanimato. A nulla valgono i soccorsi.




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