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Fabio Poncemi
Fabio Poncemi
Redazione Sport

foto di Fisi Veneto

Christof Innerhofer e Michela Moioli, "Talenti" a Cortina: "Vogliamo tornare a vincere pensando ai Giochi 2026"

Christof Innerhofer e Michela Moioli, 'Talenti' a Cortina: 'Vogliamo tornare a vincere pensando ai Giochi 2026'

Un incontro, organizzato da Fondazione Cortina 2021, con il discesista azzurro e la stella dello snowboard.

Christof Innerhofer e Michela Moioli sono stati gli ospiti, nella serata di venerdì, del nuovo appuntamento di “Talenti – Storie di imprese straordinarie”, dedicato alla velocità con i due campioni in piazza Dibona, nel cuore di Cortina d'Ampezzo, abbracciati dal calore della gente di quella che è ormai diventata la patria dello sci in particolare, con le finali di Coppa del Mondo 2020 e i campionati del mondo 2021, ma più in generale degli sport invernali grazie all'assegnazione dei Giochi Olimpici a Milano-Cortina 2021.

Il vice direttore vicario della Gazzetta dello Sport, Gianni Valenti, ha intervistato il rientrante velocista altoatesino e l'olimpionica bergamasca nel corso di un evento che ha messo a nudo due punti di riferimento del mondo della neve in Italia e nel mondo.

Inner” è tornato a Cortina, 160 giorni dopo l'infortunio al ginocchio sinistro in occasione dei campionati italiani, proprio sulla nuova pista Vertigine che ospiterà i Mondiali: “Vi dico la verità, non ho voluto rivedere la caduta perchè mi piace pensare ai momenti belli e andare avanti – ha confessato il 34enne di Gais – Non è stato facile accettarlo, ma ora posso dire di aver vissuto il periodo primavera-estate più bello degli ultimi 10 anni. Ho lavorato dalle 8 del mattino alle 18 senza sosta, ma ero sereno di testa e molto più rilassato rispetto al passato”.

Un paio di settimane fa, il ritorno sugli sci allo Stelvio: “Avevo dubbi, ma dopo mezzo giro avevo quasi le lacrime agli occhi, perchè avevo capito che il ginocchio rispondeva bene. Sento di aver recuperato già al 90%, e pensare che avrei dovuto ricominciare a metà ottobre... E' vero, ho saltato la trasferta in Argentina, ma non credo la pagherò rispetto ai compagni e agli avversari, a casa posso gestirmi meglio e sui nostri ghiacciai lavorare senza problemi.

Ho 34 anni ma non li sento, come ho sempre detto voglio continuare ancora per molto tempo perchè sono competitivo e voglio ancora assaporare la gioia di vincere una medaglia in un grande evento. Sì, sogno anche i Giochi del 2026”.

Infine una stilettata ai giovani sciatori: “Ne abbiamo pochi che emergono ad alto livello, penso semplicemente che non abbiano la nostra mentalità, bisogna che si sveglino un po'... La differenza si fa in allenamento e nei dettagli, non stando a riposo”.

Michela Moioli è reduce da un'annata senza successi, ma sa già come ritornare sulla strada della vittoria, pur non buttando quel che di buono ha comunque fatto nella stagione 2018/19: “Ho portato a casa un argento e un bronzo ai Mondiali e ho concluso al 3° posto la Coppa del Mondo, non è poi andata così male... - spiega la campionessa bergamasca – Sentivo però di dover cambiare la preparazione e così ho fatto, a partire da alcuni aspetti specifici per spostarmi su lavori completamente differenti rispetto a prima. A livello atletico penso di aver fatto le scelte giuste, la verifica arriverà in inverno”.

Michela è stata una delle tre donne simbolo della candidatura di Milano-Cortina 2026, assieme a Sofia Goggia e Arianna Fontana: “Io credo che il team italiano abbia lavorato benissimo per vincere questa sfida, poi ci abbiamo messo il nostro per aggiungere qualcosa in più nella giornata decisiva. E' stata una bellissima avventura, io mi sono realmente divertita da matti e, anche se non ci voglio pensare ora, chiaramente vorrei esserci tra meno di 7 anni".

Il rapporto con Sofia Goggia, bergamasca e oro olimpico come lei, rimane speciale: “Ci troviamo molto bene, nel modo di pensare sia la vita che gli allenamenti e tutto ciò che esiste attorno. E' bello avere un'amica che ha i tuoi stessi ritmi, perchè da fuori è difficile capire cosa viviamo tra viaggi, speranze, ansie... Certo, se facessimo la stessa disciplina, penso proprio che ci odieremmo. E' quasi inevitabile, ma per fortuna non è così”.

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