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foto di Marco Donna

Atleta o campione, la storia di un italiano alla Marchablanca di Ushuaia

Ushuaia Loppet

Niente fama, niente soldi, niente foto sui giornali: Mattia Pazzola è un atleta con la A maiuscola, uno di quelli che coniugano passione e sacrificio, entusiasmo e anonimato, allegria e costanza. E che, a sue spese, senza sponsor  e senza rimborsi, rincorre per il mondo l'amore per lo sport: lo sci di fondo lo ha portato alla fine del mondo e se la rima è casuale, le sue ottime prestazioni sono invece il frutto di una vita regolata da ritmi ben precisi, dalla dieta, dagli allenamenti e dalla passione per lo sport, che lo anima fin da bambino.

Così, mentre a pochi chilometri dall'anello di fondo, sulle piste di Cerro Castor, nella mitica Terra del Fuoco argentina, la squadra azzurra di sci alpino si allena tra i pali, con il suo entourage di allenatori e tecnici, lui  si  allena con gli amici argentini  e affronta, unico italiano in gara, la 25° Marchablanca, piazzandosi  al 15° posto su un centinaio di partecipanti.  21 kilometri in 1 ora, 8 minuti e 53 secondi:  un ottimo risultato per Mattia, 37 anni, che in Val d'Intelvi (Co), vive, lavora e si allena con umiltà e spirito di sacrificio.

La partenza per Ushuaia, sulla punta estrema dell’Argentina, è stata del tutto casuale: "Quando ho visto sul sito il programma di Paolo Ciotti, esperto nell’organizzazione di vacanze  all’insegna dello sci, soprattutto in Sud America,  mi sono reso conto che avrei potuto essere lì, dall’altra parte del mondo, per partecipare a questa gara:  non ho avuto dubbi e mi sono iscritto".

Ed è arrivato a Ushuaia giusto in tempo per partecipare alla prima edizione della Ushuaia Loppet, 42 chilometri in tecnica libera, il 22 agosto: un primo contatto con la neve del luogo e un primo assaggio del clima familiare che lo ha accolto. Poi qualche giorno di allenamento e il 28 agosto la Marchablanca, accanto ad alcuni grandi atleti.

Per chi, come la sottoscritta, l'ha conosciuto durante questo viaggio, è stata senza dubbio una piacevole sorpresa e un modo per accostarsi al mondo dello sci di fondo, dove ai clamori delle vittorie si preferiscono  le serate a casa degli atleti locali, sempre disposti a dare una mano, e dove lo sport è rimasto se stesso: l’importante è partecipare e condividere la gioia di essersi ritrovati.

E davanti a carne alla griglia e a una tazza di riso in bianco, la sua, ovviamente, perché la dieta è la dieta, Mattia si è raccontato, con un pizzico di ironia, a due giorni dalla gara .   “Mi piace la neve – ha detto il nostro sportivo compagno di viaggio – e ho cominciato a praticare lo sci di fondo. Mio padre invece, che  era un patito della marcia (e dello sport in generale), mi ha insegnato il sacrificio e la costanza. Mi alleno tutti i giorni e seguo un buon regime alimentare. Ma soprattutto lo faccio perché mi piace”.

Una ricetta semplice, tutto sommato, qual è un allenamento tipo?
Nel periodo estivo alterno lo skiroll alla bici, mentre in inverno mi alleno sugli sci. E durante tutto l’anno dedico un po’ di tempo alla corsa. Quando? La mattina mi alzo presto, ma per lavorare. Mi alleno durante la pausa pranzo o la sera,  con carichi alternati, che diventano  più intensi in prossimità delle gare”.

Lo sci di fondo  è faticoso e nonostante alcuni importanti risultati degli atleti italiani, non è seguito come lo sci alpino. Ci sono tre buone ragioni per dedicarsi a questa disciplina sportiva?
“Una su tutte: il silenzio. Qui , alla fine del mondo, è ancora più evidente, ma anche quando mi alleno a casa mia abbraccio il silenzio. Poi c’è la fatica che scarica lo stress e le tensioni e che dà una piacevole sensazione di benessere. E, infine,  un ambiente amichevole, senza prime donne ma con grandi atleti che si rincontrano, si allenano insieme, si scambiano consigli e condividono oneri e onori”

Veniamo a questa esperienza:  eri già stato qui in Argentina?  Cosa e chi hai trovato?
Non ero mai stato qui e sono felice di questa esperienza.  Paesaggisticamente è un luogo unico: a pochi chilometri dall’oceano e a 180 m di quota si è immersi tra le montagne!  Dal punto di vista umano  ho conosciuto  grandi campioni ma soprattutto buoni  amici, come Carlos Lannes, campione spagnolo di skiroll e sci di fondo, che ha partecipato come sciatore a due Olimpiadi,  Torino 2006 e  Vancouver 2010, e Martin  Bianchi, di evidenti discendenze italiane, il più forte atleta argentino per questa specialità, olimpionico a Torino.  E  ancora la mitica Maria Edelia Giro, biatleta argentina del club andino di Ushuaia, che, durante le sue stagioni agonistiche, fece base  in Italia, ad  Anterselva . Atleti che mi hanno accolto con entusiasmo, anche se io non sono affatto  al loro livello. Ho cenato a casa di Martin e Carlos, con i quali mi sono allenato, insieme a Maria: nel fondo è così, è bello per questo. E qui in modo particolare c’è un grande senso di accoglienza, per il quale ringrazio tutti”.

La domanda provocatoria è d’obbligo: non sei sposato, ti è capitato di avere qualche avventura praticando questo sport?
“Non ho ancora trovato una donna che accetti e condivida i miei ritmi – dice ridendo – Nel fondo ci sono atlete mascoline e altre più femminili ma non ho mai avuto avventure con nessuna di loro”, aggiunge con un sorriso che lascia qualche dubbio ma chiude l’argomento.

E per la gara? Come ti prepari tecnicamente?
“Io non ho tecnici nè allenatori al seguito; seguo i consigli di qualche amico fidato.   La neve qui è diversa , risente della presenza del mare:  faccio semplicemente  delle prove. L’importante è esserci”

Le prove, evidentemente sono riuscite, nonostante i cambi  di neve ritrovati sul percorso:  la Marchablanca è stata vinta da Carlos, come previsto,  ma “Maria, la prima delle donne, è arrivata con me. Stesso tempo:  1 ora, 8 minuti e 53 secondi . E poi tutti insieme a festeggiare”.

Neanche il tempo delle premiazioni e Mattia è sull’aereo. Nessuno lo acclamerà al suo rientro ma noi non abbiamo dubbi:  Mattia è un vero atleta.

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