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Un'arrampicata particolare: Ines Papert scala grattacieli di ghiaccio

Mercoledì 15 Febbraio 2012
di Federico Casnati
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Ai primi di gennaio, la scalatrice tedesca Ines Papert, quattro volte campionessa del mondo di arrampiacata su ghiaccio, ha intrapreso un viaggio in Cina, a Harbin, per arrampicarsi nella città di ghiaccio. Nella città cinese, nella regione della Manciuria con diversi milioni d’abitanti e temperature costanti di meno 25 gradi, dal 1985 ci ha luogo ogni anno il Festival internazionale di ghiaccio e neve. Su un’area corrispondente a 16 campi di calcio, più di 12.000 lavoratori nel giro di tre settimane creano un miracoloso mondo di ghiaccio.

Torri gigantesche, impressionanti palazzi, ponti, scivoli e spettacolari cattedrali si costruiscono da singoli blocchi e mattoni di ghiaccio. Essi vengono estratti dal fiume ghiacciato di Songhua, che divide la città in una sponda nord e sud. Anche Sun-Island, il parco estivo di ricreazione di Harbin, nei mesi invernali cambia e si trasforma nella cosiddetta Snow-World, dove artisti internazionali creano gigantesche sculture di neve.  
 Quando un anno fa un’amica giornalista mi ha chiesto se potessi immaginare di arrampicarmi su questi grandi edifici di ghiaccio, all’inizio l’idea mi è sembrata temeraria”, dice Papert, incuriosita dalle immagini fantastiche. Quando infine da Harbin hanno fatto sapere che mai prima si era avuto una richiesta del genere, ciò ha reso l’impresa sì più alettante, ma allo stesso tempo più difficile.

Agli organizzatori, infatti, l’idea in linea di massima piaceva, ma allo stesso tempo avevano grandi dubbi.
Gli attrezzi avrebbero danneggiato gli edifici? Sarebbe stata garantita la sicurezza dell’atleta? Dopo un anno di preparazioni faticose ed un gran lavoro di persuasione, tutti i dubbi erano stati dissipati e Ines Papert ha avuto il permesso ufficiale di arrampicarsi come prima sportiva agli edifici di ghiaccio di Harbin.

Dopo la comunicazione penosa degli inizi sono andata a Harbin con delle attese relativamente piccole, o diciamo non sapevo precisamente a che cosa andassi incontro. Perciò sono stata naturalmente molto contenta delle reazioni positive. Sia agli organizzatori sia ai visitatori del Festival la mia azione d’arrampicata su ghiaccio è piaciuta molto. Soprattutto nelle night session abbiamo avuto molti spettatori" confida l'atleta sponsorizzata Gore-Tex.


A livello sportivo, il progetto ovviamente non costituiva una grande sfida per la quadrupla campionessa mondiale d’arrampicata su ghiaccio. L’impresa di Harbin è stata piuttosto un progetto di carattere sportivo-culturale e soprattutto urbano.
Arrampicata su ghiaccio in una città di nove milioni d’abitanti nell’estremo nord della Cina? È stata un’impresa fuori del comune e molto appassionante. Abbiamo avuto esperienze esaltanti ed incontri intensi, in parte commoventi. Questo non me l’aspettavo. Siamo stati accolti a braccia aperte e con grande curiosità”.   

 I risultati di questa insolita spedizione sono bellissime impressioni di scalata dal freddo, incontri stimolanti ed un’amicizia con futuro. "Andes", Kang Hua, guida di montagna di Pechino non è stato solo l’assicuratore di Ines Papert ma anche parte integrante della squadra sin dalla fase di pianificazione: “

Il video dell'impresa:

 

Ecco una breve intervista della scalatrice Ines Papert

 Arrampicata su ghiaccio a Harbin, Cina. Com’è nato questo progetto insolito?
Un anno fa mi ha contattato un’amica giornalista. Aveva visto delle immagini del Festival del ghiaccio di Harbin e mi ha chiesto se potevo immaginare di arrampicarmi su questi bellissimi edifici di ghiaccio. Spontaneamente ho detto di sì.
 

Perché?
Sono una persona aperta e curiosa e m’interesso molto d’altre culture. L’idea di fare un viaggio in Cina per mettere in pratica un progetto che poteva sembrare azzardato mi è piaciuta dal primo momento. Inoltre mi allettava l’idea di arrampicarmi su queste sculture meravigliose. Per me non è stata una sfida estrema a livello sportivo, ma piuttosto un progetto artistico, o meglio sportivo-culturale. Quando abbiamo inviato i primi e-mail all’organizzatore ed abbiamo saputo che non avevano mai ricevuto una richiesta di questo genere, ha reso naturalmente ancora più interessante la faccenda. L’organizzazione dell’impresa però si è rivelata una vera sfida, comparabile con le preparazioni per una spedizione vera e propria. 

Com’è stato accolto il tuo progetto dalla gente del posto?
Sono partita per Harbin aspettandomi relativamente poco e senza un’idea precisa di che cosa mi aspettava. Perciò sono stata proprio felice delle reazioni positive. Sia all’organizzatore sia ai visitatori del festival la mia azione d’arrampicata sul ghiaccio è piaciuto molto. Soprattutto le night session hanno riscosso un alto numero di spettatori. Penso che per tutti gli operatori coinvolti sia stato un pieno successo.

Arrampicarsi a queste temperature ha comportato qualche problema?
Infatti, faceva davvero freddo a Harbin. Di giorno meno 20, di notte meno 30 gradi. Ad una cascata di ghiaccio sarebbe troppo pericoloso arrampicarsi con delle temperature così basse. Al posizionamento dell’attrezzo da ghiaccio si creerebbero all’istante grandi crepe di tensione, che farebbero rompere il ghiaccio. A Harbin invece, gli edifici erano costruiti di singoli blocchi di ghiaccio, similmente ai piramidi egiziani. Questo ha reso più facile l’impresa. Dal punto di vista del ghiaccio quindi la scalata non presentava problemi. Anzi, il posizionamento delle viti per l’assicurazione è stato difficile, perché il ghiaccio era duro come il cemento. Naturalmente le dita delle mani e dei piedi mi si gelavano e s’intorpidivano entro brevissimo tempo. Però non mancavano le occasioni per riscaldarsi. In questo modo me la sono cavata abbastanza bene col freddo.

Hai incontrato anche gli artisti delle sculture di ghiaccio a Harbin?
Si. Ed è stato una bellissima esperienza. Siamo legati da una passione comune, quella per il ghiaccio. Vedere, come nel giro di pochi giorni da un grande blocco di ghiaccio mediante attrezzi semplici e un lavoro rigorosamente manuale nasce una magnifica scultura, è stato impressionante. Una cascata naturale di ghiaccio, sulle quali normalmente mi arrampico, in un certo modo è ugualmente un opera d’arte. Inoltre come scalatrice di ghiaccio con gli scultori di ghiaccio mi accomuna il tema della fugacità. Sotto quest’aspetto dialogare con gli artisti è stato molto interessante.  

Che cosa porti a casa da questo viaggio?
Molte esperienze affascinanti ed incontri intensi, in parte persino commoventi. Sono stata enormemente impressionata dall’ospitalità cinese. Davvero non me l’aspettavo. Si sono occupati di noi in ogni momento, ci hanno aiutato in ogni circostanza, ci hanno accolto a braccia aperte e con grande curiosità. Alla fine siamo persino stati invitati a cena, a casa dei genitori della nostra guida. Una volta addirittura (ride) – in montatura sportiva – seduti a fianco al borgomastro di Harbin, Zhang Xiaolianbei, ad un banchetto ufficiale per eccellenza.

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